In ogni tradizione arcaica l’albero ha sempre rivestito un ruolo fondamentale nella spiritualità e nella sacralità. Esso compartecipa ai Tre Strati dell’Universo e contemporaneamente ai tre stati dell’essere umano: le radici dell’albero sprofondano in Útgarðr nel Mondo di Sotto, il tronco rappresenta il Miðgarðr il Mondo di Mezzo, mentre i rami si elevano verso l’Ásgarðr il Mondo degli Dèi. Nella Tradizione Nordica l’eccelso fra tutti gli alberi è il Grande Frassino Yggdrasill, conosciuto e venerato nella foresta di Teutoburgo dalle tribù Sassoni come Irminsul. L’intolleranza cristiana, attraverso la figura di Carlo Magno, lo fece abbattere nel 772 d.C. e al suo posto venne costruita la prima chiesa cristiana. Che fosse l’Yggdrasill per i Norreni o l’Irminsul per i Germani, la funzione dell’Albero Sacro, emblema dell’Asse dell’intero Universo sul quale sono collocati i 9 Mondi, non cambia.
“Ricordo i giganti nati in principio, quando, un tempo mi diedero cibo. Nove mondi ricordo, nove sostegni, e l’albero misuratore, eccelso che penetra la terra. (Völuspá stanza n°2).
Così la Veggente inizia il suo racconto per volere di Odino, affinchè le genti sappiano la storia del mondo dal principio alla fine. Ma l’albero, qui simboleggiato dal Frassino, racchiude in sé elementi simbolici legati alla vita stessa dell’Universo. Esso funge da collegamento tra i Nove Mondi poiché questi sono su di esso disposti, permettendo all’Iniziato (eroe o sciamano che sia) il Viaggio che deve necessariamente intraprendere per la propria elevazione spirituale: discendere negli Inferi, ovvero alle radici, per poi risalire verso i Cieli alle sommità dei rami.
L’albero, connettendo i Tre Strati, mette altresì in comunicazione gli esseri che in essi vivono. E’ proprio alle radici dell’Yggdrasill infatti che vive insieme a tanti altri serpenti, Níðhöggr la Serpe che rosicchia le basi sino a quando il Grande Frassino cadrà durante il Ragnarök. Sui rami più alti è appollaiata un’aquila. Tra questi due simboli complementari e contrapposti, simboleggianti rispettivamente le forze ctoniche contrapposte all’elevazione e alla potenza solare, troviamo lo scoiattolo Ratatoskr fare da spola come messaggero riportando le male parole che i due si scambiano. “Hár rispose: un’aquila è appollaiata sui rami del frassino e possiede molta saggezza;…..quello scoiattolo che si chiama Ratatoskr corre su e giù per il frassino e riferisce le parole cattive scambiate tra l’aquila e Níðhöggr” (Snorra Edda, cap.16). Una metafora anche per l’essere umano che vive sul Piano Materiale, dove si svolge il conflitto interiore tra le proprie parti oscure e quelle solari (date appunto dalle “parole cattive” che serpente e aquila si scambiano).
Tra gli altri elementi legati all’importanza del Grande Frassino troviamo le Tre Radici: il Grímnismál (Discorso di Grímnir, uno dei poemi dell’Edda Poetica) sostiene che una radice va verso Niflheimr (il Paese delle Nebbie) e da lì in Hel, nel Mondo Infero. La seconda si trova in Jötunheimar, il Paese dei Giganti dove è posizionata Mímirbrunnr, la Fonte di Mímir presso la quale Odino ha ceduto uno dei suoi occhi per poter bere alla Fonte della Conoscenza. La terza radice si estende in Ásaheimr (Il Paese degli Dèi) dove si trova una seconda fonte: Urðrbrunnr, la Fonte di Urðr, una delle tre Norne. Qui nuotano due cigni, uccelli solari per eccellenza a sottolineare la sacralità solare del luogo collegato con gli Æsir stessi. Ogni giorno, racconta il Mito, le Tre Norne attingono argilla bianca e acqua fresca con cui irrorano il tronco del Grande Frassino per impedire che si secchi e muoia prima del tempo. La terza radice essendo posta in Ásgarðr sale verso l’alto, dando all’albero una conformazione non solo verticale ma anche circolare, simbolo di ciclicità e di eternità.
Il Grande Albero è anche sede dei Thing, le “sedi di giudizio”, le assemblee che gli Dèi ogni giorno tengono presso la radice che giunge in Ásaheimr.
L’Yggdrasill pertanto in quanto Albero Cosmico è Sacro e riassume in sé i concetti di sapienza divina e potenza. Ed è per questo motivo che Odino, principale divinità dei popoli nordici, primo sciamano e mago supremo, apprende i misteri dell’universo attraverso un rito iniziatico che lo vuole appeso per nove intere notti all’Yggdrasill, sacrificando se stesso per ottenere i misteri delle sacre Rune.
Nove intere notti rimane appeso “a quell’albero che nessuno sa da quali radici s’erga”. L’albero dunque diventa strumento di ricerca e cambiamento, evoluzione dell’individuo attraverso il sacrificio (dal latino sacrificium, sacer + facere, cioè rendere sacro), Offerta di sè per un bene più alto, con lo scopo di ottenere la totale Consapevolezza e il Potere mediato in questo caso dalle Rune.
Il Grande Frassino è chiamato anche Cavallo di Yggr: la “forca di Odino”. In tale mito riconosciamo l’albero non solo come un elemento sacrale e magico, ma altresì come agente dotato di potere vitale e rigenerativo.
Nell’antichità si ha notizia di come, per taluni sacrifici umani fatti specificatamente come offerte a Odino, si ricorresse all’impiccagione ad un albero delle vittime. Uno degli innumerevoli appellativi del dio è Hangagoð, Dio degli Impiccati ed è sempre lo stesso Odino che, con il compendio delle Rune, è in grado di interrogare coloro che sono morti impiccati ad un albero. Il tema dell’impiccagione rituale, in questo caso come offerta al dio, sottolinea nuovamente come l’individuo debba scendere per sua scelta o forzatamente alle radici dell’albero (Mondo Infero) ed è proprio in questo contesto che il Dio degli Impiccati può accedere al dialogo con il trapassato.
Il 21 di aprile Celebriamo l’Albero del Mondo, l’Asse Cosmico conosciuto nella nostra Tradizione come Yggdrasill-Irminsul.
