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Thórr, ponte tra Terra e Cielo

Nell’immaginario comune Thórr è spesso ritratto semplicemente come il difensore di Ásgarðr, che abbatte i giganti a colpi del suo martello frantumatore, il Mjöllnir; tuttavia, viaggiando nelle profondità del Mito e della Tradizione del Nord si delinea una figura assai più potente e complessa.  

Il segreto della potenza invincibile di Thórr non risiede nella sua brutalità, ma nelle sue origini: figlio di Jörð (la Materia) e Óðinn (lo Spirito), il “Tuonante” diviene ponte tra Cielo e Terra, incarnando la forza vitale che scaturisce dall’unione sacra di questi due opposti. Se dal Padre eredita la scintilla divina, è dalla Madre che Thórr riceve il dono della stabilità e della potenza tellurica. Nel mito si racconta che quando Thórr calpesta il suolo, la terra trema: non è per paura o conflitto, bensì per risonanza; é il figlio che sta comunicando con il corpo della madre, il battito di Thórr che si sintonizza con quello di Jörð. Questa connessione viscerale si manifesta attraverso gli elementi della natura, Thórr padroneggia il fulmine, che prende forma nel cielo per poi scaricarsi a terra, mettendo così in comunicazione le due parti; ed ecco che la saetta da arma di distruzione diviene richiamo per rompere la siccità e portare la pioggia che rende fertili i campi. È il figlio che si prende cura della madre rigenerandola con l’acqua celeste, ed Ella in cambio dona frutti e raccolti rigogliosi che nutrono l’umanità in Miðgarðr, il Mondo tanto caro al Dio del Tuono. Non è un caso poi che l’albero sacro a Thórr sia la quercia, con il suo tronco solido e i rami possenti essa si innalza al cielo attirando i fulmini tra le sue fronde e fungendo da vera e propria antenna tra il mondo superiore e quello inferiore. La benedizione del Dio attraverso il fulmine crea l’alchimia che permette alla materia apparentemente inerte di trasformarsi in vita rigogliosa sotto il lavoro dei contadini che si prendono cura direttamente del corpo della Madre Terra. A rafforzare il legame del Dio con il mondo agricolo è l’unione con la moglie Sif, Dea dai leggendari lunghi capelli dorati come i campi di grano maturo. Sif incarna la fertilità e l’abbondanza delle lussureggianti messi, ed il connubio con Thórr crea un’alleanza che garantisce prosperità. In questo flusso di energia cosmica, anche il suo potente martello, il Mjöllnir, racchiude in sé misteri che vanno ben oltre la funzione guerresca; esso ha infatti un ruolo fondamentale nel regolare i cicli della vita e i suoi passaggi, congiungendo nella sua forma la verticalità del Cielo con l’orizzontalità della Materia. Attraverso il Mjöllnir il Dio governa infatti l’intera Esistenza: benedice le unioni coniugali e, ponendo il martello sul grembo della sposa, ne propizia la fertilità; consacra i funerali, fornendo protezione al defunto durante il transito nell’oltretomba e assicurandogli un viaggio libero da influenze malvage (come accade, ad esempio, nel Gylfaginning durante il funerale di Baldr); nutre la terra e favorisce raccolti floridi, scatenando fulmini che squarciano le nubi portando così la vitale acqua sulla terra sotto forma di pioggia; sacrifica i propri caproni, Tanngnjóstr e Tanngrisnir, offrendoli come sostentamento all’umanità per poi resuscitarli: facendo ruotare il Martello, il Dio ne attiva la forza latente, trasformandola all’occorrenza in energia distruttiva che porta alla morte o in energia creativa che rigenera la vita; così Thórr ci mostra come l’energia vitale non viene mai dispersa, ma si trasforma continuamente; supporta la guarigione: dopo un forte temporale è possibile trovare pietre cadute dal cielo con la forma del Mjöllnir. Sono gli sono aeroliti (le “pietre di fulmine”) che, impregnati dell’energia del Dio, in mani abili, si rendono potenti strumenti in questo importante processo.

Persino il movimento ondulatorio e perpetuo che il martello compie una volta scagliato, fino a ritornare nella mano del Dio, ci parla del ritmo naturale della Terra e dell’avvicendarsi delle sue stagioni. Ad un’interpretazione più profonda, questo moto ci aiuta a consapevolizzare che qualsiasi energia immettiamo e “scagliamo” nel mondo non andrà dispersa, ma ci tornerà indietro, l’effetto creativo o distruttivo dipende solamente dall’intento che portiamo nell’hugr (il nostro centro spirituale situato nella zona del cuore) al momento dell’”invio”.  

Pertanto, Thórr non è solo il distruttore di giganti, ma anche il custode dell’Equilibrio tra Spirito e Materia; senza di lui il Cielo rimarrebbe qualcosa di distante ed irraggiungibile e la Terra solo materia sterile. Infine, attraverso il suo martello, il suo fulmine ed il legame indissolubile tra il Padre celeste e la Madre terrena, Thórr ci insegna che per poterci evolvere non dobbiamo rifuggire il mondo materiale, ma allenare la capacità di portare il divino nella materia, fecondandola di energia sacra nel nostro quotidiano.

Anna C.

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