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Prima di scendere più dettagliatamente nel contenuto di questo articolo voglio ribadire alcuni concetti. Attualmente ho 66 anni e Pratico questa Tradizione da ben 49 anni. La Pratica non è apprendimento teorico, non è arida erudizione e non è neppure conoscenza accademica. Praticare vuol dire applicare concretamente, viaggiare, acquisire conoscenze mediante sperimentazione diretta. Quando iniziai nel lontano 1976 esistevano solo pochissimi libri, come ad esempio l’Edda di Snorri e l’Ynglinga Saga. Non esistevano associazioni alle quali affiliarsi, né tantomeno Internet. La possibilità di seguire questa Tradizione la si aveva unicamente grazie al contatto con qualcuno già esperto. Nel mio caso ebbi la Fortuna di incontrare il mio mentore, il professor Emilio They. Fu lui ad iniziarmi a questa Tradizione e alle Rune.
Successivamente, nel corso degli anni, si scrissero libri a tema e l’avvento di Internet fu una spinta decisiva per questa Tradizione, anche se purtroppo non sempre attinente e aderente ad essa. Tralascio volutamente film e serie tv…
Quello che rilevo in quest’epoca, ed è quello che mi spinge a scrivere questo articolo, è la necessità di affrontare un argomento delicato, dovuto all’approccio pressapochistico che ruota intorno alla Tradizione Nordica. Superficialismo, ignoranza e talvolta anche una certa disonestà perché, in quest’ultimo caso, deve essere chiaro che quando è l’ego dell’individuo ad ergersi ad “illuminato”, non si sta facendo ciò che gli Dèi chiedono, ma ciò che l’approvazione e il plauso del pubblico “ignorante” offre.
I miei primi timidi passi nella divulgazione della Tradizione risalgono al 1990, circa 14 anni dopo l’inizio del mio Percorso.
Solo nel tempo compresi di avere un compito importante: quello di diffondere la Tradizione e la spiritualità del Nord e di farlo nella maniera più corretta possibile. Ho sempre cercato di fare del mio meglio e continuo a farlo, non solo per far conoscere la Tradizione, ma anche per trasmettere l’insegnamento che a me è stato impartito. Questa era ed è la regola: la Conoscenza viene data per essere utilizzata e trasmessa.
Opero nel modo ritengo giusto e, da tradizionalista, mal digerisco il minestrone new age nel quale viene immersa la Tradizione con il chiaro intento di gonfiare il portafoglio o il proprio ego. Nella peggiore delle ipotesi questi due formano un “perfetto” connubio.
L’ignoranza non è un problema se esiste la volontà di apprendere. Nessuno nasce “imparato”. L’importante è che esista la volontà di colmare le proprie lacune.
Il pressapochismo invece è deprecabile, perché indica superficialità e non comprensione del Sacro, elemento questo che appartiene a qualunque Tradizione arcaica.
C’è poi un terzo fattore: la disonestà. Sull’onda del momento non sono pochi coloro che si atteggiano ad insegnanti illuminati, improbabili Völur, Jarl e irrealizzabili Vichinghi; considerato che con questo termine non si designavano tutti gli appartenenti alle tribù nordiche ma solo coloro che uscivano con le navi a scopi di razzia, conquista di nuovi territori e commercio.
Non mi riferisco certamente ai partecipanti dei vari eventi a tema sparsi per tutt’Italia, manifestazioni che amalgamano saggiamente rievocazioni storiche e ambiti culturali con musica e divertimento, dove i più adottano abbigliamento e atteggiamenti più o meno in linea con l’evento stesso. E non vedo perché non dovrebbe essere così (anche se due paroline sarebbero da dire a coloro che indossano monili, come ad esempio il Mjöllnir, senza conoscerne il significato e senza sapere che ciò che per loro è “moda” per un Praticate dell’Antica Fede è Sacralità) . Anyway…
No, la mia critica è rivolta invece a quelli che, dentro o fuori da questi eventi, si fanno portavoci della Tradizione e della sacralità in maniera incoerente.
Non sto parlando di opinioni o visioni della vita dove il “giusto e sbagliato” sono concetti opinabili. No, sto parlando di elementi storici, culturali o archeologici. Ben inteso: non sono un accademico e, al contrario dei più che hanno principalmente appreso studiando sui libri, io ho prima Praticato e poi ho dovuto ampliare la mia conoscenza teorica (percorso che peraltro continuo a fare!). Sono del parere che un minimo di preparazione accademica sia necessaria, ma sono altrettanto convinto che non sia questo ambito a permettere all’individuo di comprendere la dimensione magico-spirituale. Questa la puoi acquisire solo con la Pratica, una Pratica scevra da influenze new age, da influenze di altre culture e filosofie che nulla hanno a che vedere con il “corpus sapienziale” del Nord o con minestroni che rasentano il ridicolo quanto il dissacrante come le rune LGBTQ+, le rune celtiche o le rune angeliche… siamo nella follia pura…
Ma come è possibile che accadano cose di questo tipo? Chi è responsabile della deturpazione di una Tradizione magico-spirituale millenaria che, come tante altre simili (quella celtica, quella dei nativi americani, degli aborigeni, Maya, Inca…) ha cercato di mantenere per millenni il contatto con il Sacro e con la Magia tradizionale?
Chi, malgrado esistano dati storici inconfutabili ben precisi, sostiene ancora che il Vegvisir o l’Ægishjálmr siano simboli runici o vichinghi? Chi continua a sostenere l’insostenibile?
E chi (arrivo al succo principale di questo scritto), venendo a conoscenza della verità, si ostina a girare la testa dall’altra parte contribuendo con il silenzio, a radicare l’inattendibilità storica ed esoterica di taluni simboli come quelli appena menzionati? Questo è quanto bisogna chiedersi.
Tutti bravi a sghignazzare quando qualche ignorante afferma ancora che gli elmi vichinghi da combattimento avessero le corna… meno bravi ad ammettere che il Vegvisir che ci si è tatuati addosso è un simbolo abramitico che deriva dal grimorio della “Chiave di re Salomone”… eh già… perché piaccio o meno, la realtà storica ed esoterica è proprio questa.
Dove stanno l’onore e la coerenza (!) di questi insegnanti, professori illuminati, che si sentono investiti dagli Dèi per portare avanti la Tradizione? Ma davvero gli Dèi possono investire su qualcuno che si porta sul corpo un simbolo magico di una religione, di un culto che ha deturpato i nostri pozzi e le sorgenti sacre, che ha costretto con la forza i nostri Antenati a piegarsi al dio unico, che ha rovinato questo Pianeta sconsacrando Madre Terra e le rappresentanti delle nostre Dee? Ma davvero i nostri Dèi, Odino, Freyja, Thorr, Frigg, Tyr, possono insignire qualcuno per perpetrare la Tradizione, qualcuno che si porta un simbolo magico abramitico sul corpo, per di più bagnato con il proprio sangue? Credo che solo Tir possa investire costoro, ed è un Tir che non è scritto con la “Y”.
Ma la mia critica, per quanto possa non apparire, vuole essere costruttiva.
Nella vita tutti quanti sbagliano. Io stesso ho fatto errori in ambito tradizionale. Errori di intendimento e di interpretazione.
Errare è umano. Inciampare lungo la Via sta nell’ordine delle cose. Nulla di cui vergognarsi. Come dicevo all’inizio nessuno nasce “imparato”. Ciò che invece è disonorevole, è non riconoscere i propri errori e non metterci una “pezza”. Questo non è da “vichinghi”. Questo è da abramitici.
Sarà forse che portarsi addosso un simbolo magico come l’Ægishjálm invece di incutere terrore al nemico, incuta terrore alla propria anima al punto tale da non mettere riparo allo sbaglio fatto?
Meglio passare silenziosamente all’allievo la disinformazione che non dire: “ho fatto uno sbaglio…adesso appena posso ci metto riparo”? Oltre a passare la corretta informazione all’allievo, non gli trasmetterebbe anche prìncipi fondamentali come l’onestà e la coerenza?
Cosa è meglio? Essere sé stessi avendo il coraggio di ammettere gli errori o tacere per timore di non avere il plauso e l’approvazione altrui?
Insegnare è una responsabilità enorme. Chi insegna assume il ruolo di Guida. E l’insegnamento non passa solo da ciò che si esprime verbalmente, ma da ciò che si manifesta con il proprio essere, tatuaggi compresi. La comunicazione è globale: gestualità, uso del corpo, foto e video che vengono messi (talvolta ostentati) sui propri social, e i tatuaggi….questo si deposita nell’inconscio della persona.
Anticamente i tatuaggi venivano fatti da chi aderiva ad una congregazione, ad una confraternita, ad una comunità spirituale od esoterica. Era un segno di Appartenenza.
Chi si avvicina ad un insegnante è una spugna. Assorbe ciò che sente, ciò che vede, simboli compresi, perché essi identificano un’appartenenza. Un simbolo è silenzioso e per sua stessa natura penetrante.
All’allievo il suo mentore non ha chiarito che quel tatuaggio è un errore che lui stesso ha fatto perché al tempo del fatto non sapeva che con la magia del Nord non c’entrava una beata “cippa”…
Nessuno ha spiegato che la sacerdotessa “gli Dèi mi hanno eletta” ha preso un abbaglio colossale, oppure che magari lo Jarl di turno antecedentemente credeva in qualcosa di diverso.
Umanamente nel corso del tempo le persone cambiano e possono mutare idee, presupposti di vita o concetti spirituali. No, nessuno lo ha detto all’apprendista e quindi il professore (o la professoressa) si tiene ben stretto l’errore che ha fatto.
Io credo che sia necessario essere coerenti nella propria vita. Sempre, ma a maggior ragione se si afferma di appartenere ad una realtà magico spirituale come quella del Nord Europa. A maggior ragione se ci si prende l’onere di insegnare.
Come tradizionalista non posso, dopo anni e anni, far passare sotto silenzio certe cose. Qualcuno mi dice che sono troppo rigido in alcuni miei approcci. Non credo di esserlo. Credo di essere coerente e questa coerenza mi porta ad essere severo. La differenza è sottile, ma c’è. Per me la Tradizione che seguo ha una sua sacralità e voglio che venga onorata, così come ognuno vuole che ciò a cui tiene nella propria vita sia quantomeno rispettato. Non è difficile da comprendere questo.
Se queste mie considerazioni mi creeranno ulteriori nemici, ve lo dico subito… mettetevi in fila… So benissimo che la mia Fedeltà alla Tradizione e la mia coerenza generano fastidi, ma, credetemi, non mi importa.
Termino con uno scritto che mi è giunto “sincronicamente” da un’Appartenente alla Tribù Άsa-Ódhinn (grazie Anna):
“Non siete voi il problema. È che la vostra libertà disturba chi vive incatenato. La vostra presenza è uno specchio, e non tutti hanno il coraggio di guardarsi dentro. Ad alcune persone non piacerete mai. Non importa quanto amore mettete in ciò che fate, quanto rispetto portate nel mondo. Il vostro spirito – libero, integro, indomabile – irriterà sempre i loro demoni. Perché avete scelto la coerenza invece dell’applauso. Perché quando tutti seguivano la corrente, voi avete preso il largo, anche soli, anche controvento. Perché non vi siete lasciati plasmare. Perché avete avuto il coraggio di dire “no” quando il mondo vi chiedeva di dire “sì”. Perché avete resistito quando era più comodo cedere. E avete scelto di pensare con la vostra testa, in un tempo in cui pensare è considerato un atto sovversivo. Non adattarsi diventa una colpa. Essere liberi diventa una minaccia. Restare sé stessi è un atto di guerra pacifica. Ma non cambiate. Non abbassate il tono per non disturbare. Non smussate gli angoli per entrare in forme che non vi appartengono. Siate fedeli alla vostra missione, anche quando vi costa tutto. Anche quando vi sentite soli. Chi ha dentro il fuoco lo riconoscerà. Chi ha conosciuto la lotta vera vi capirà. E chi ha l’anima in pace, vi difenderà. Non è per tutti. Non siete per tutti. Ma siete per chi sa vedere oltre. E questo basta.” (Sebastiano Alicata)
Úlfgaldr Valtýsson
