Fóstbræðralag: Fratellanza di sangue

“I rapporti interni alla comunità familiare cui erano affidate le possibilità di affermazione quando non addirittura di sopravvivenza di ognuno dei membri, erano basati fondamentalmente sulla mutua fedeltà dei componenti, vitale forza coesiva che garantiva stabilità e autorità. Tale legame, che impegnava un sostegno reciproco incondizionato e vincolava fino ai limiti estremi della vendetta e dell’assassinio, era conseguenza naturale della consanguineità o del matrimonio. Nella letteratura nordica abbondano i drammi di chi veniva a trovarsi, suo malgrado, nell’angosciosa situazione di un conflitto che costringeva a privilegiare gli interessi di una delle famiglie cui contemporaneamente si apparteneva per nascita o per legame matrimoniale…….. Un’istituzione che ebbe grande diffusione in Scandinavia consentiva, anche a chi non fosse consanguineo o comunque parente, di stringere un legame altrettanto forte. Si tratta dell’istituto che va sotto il nome di Fóstbræðralag “Fratellanza di sangue” originalmente connesso alla pratica dell’adozione. Poiché era usanza diffusa che alcune famiglie (specie le più notabili) mandassero i figli ad essere allevati presso conoscenti, si stabiliva fra gli adottati e i ragazzi nati nella casa un legame molto vicino a quella di una vera e propria parentela. Il Fóstbræðralag ebbe un tale sviluppo che anche persone legate da semplici amici ed amicizia potevano stringere tra loro questo tipo di vincolante alleanza. Della saga di Gísli si racconta con dovizia di particolari la cerimonia con la quale i “fratelli di sangue” diventano tali. Si tratta di un rituale mediante il quale si attuava una sorta di rinascita come fratelli attraverso un fecondo rapporto con la madre terra. È facile intuire quanto potesse essere diffusa questa pratica tra coloro che insieme decidevano di affrontare il mare e l’avventura. Si è già accennato come nel nome Væringjar  che designava i Vichinghi svedesi vada riconosciuta la stessa radice di várar (f.pl.) giuramento solenne”.

Tratto da “I Miti Nordici” (pp.14-15) di G.C. Isnardi (ed. Longanesi)

…incisero sul terreno una lunga zolla erbosa, [la sollevarono] in modo che le due estremità rimanessero fisse e sotto [di essa nel mezzo] misero una lancia intarsiata, tanto lunga che un uomo con una mano [tesa] potesse arrivare [a toccare] il chiodo che tiene ferma la punta della lancia. Tutti e quattro dovevano ora passare li sotto… poi essi si recisero una vena, fecero scorrere il loro sangue sul terreno da cui era stata tagliata via la zolla erbosa e mescolarono tutto insieme, terra e sangue. Infine caddero in ginocchio e pronunciarono il giuramento che ciascuno avrebbe vendicato l’altro come il proprio fratello, chiamando a testimoni tutti gli déi…». Saga di Gísli. Traduzione G.C.Isnardi

Immagine acquisita dal web

 

 




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