29 settembre, 2020

ANSU-NSU – Il Soffio della Vita

La Tradizione Nordica (e per nordica intendo oltre che scandinava, germanico continentale) affonda in radici così profonde che non è affatto semplice, per gli accademici ma anche per gli appassionati, comprenderne esattamente l’origine materiale. Per abbracciarla dobbiamo entrare nell’ottica di qualche cosa che va oltre la storicità comune o la semplice “simpatia” per i vichinghi e le rievocazioni storiche.

Essa è così pregna di insegnamenti e sfumature che non ha nulla da invidiare alla più conosciuta (almeno in Italia) Tradizione mediterranea, greca o latina. Per provare a comprenderla dobbiamo fare uno sforzo “culturale” ed entrare nell’ottica che potrebbe essere stata la base dell’attuale Europa, Italia compresa.

Secondo le cronache più o meno favolistiche Roma fu fondata il 21 aprile del 753 a.C. da quella figura quasi mitologica che fu Romolo, fratello gemello di Remo, pare di stirpe indoeuropea secondo la leggenda allevati da una lupa, figli di Rea Silvia discendenti in linea di sangue da Enea il principe troiano e dal Dio Marte in persona.

Pongo l’accento sulla reale esistenza materiale di Marte poiché le cronache ci dicono che ci fu un tempo in cui gli Dèi, qualsiasi cosa fossero, camminavano sulla Terra in mezzo agli uomini e con questi si mescolavano, dando vita ai così detti semidei, esseri che partecipavano nella carne sia degli aspetti umani sia di quelli divini.

Nella saga degli Ynglingar è scritto: A sud delle montagne non c’è una grande distanza da Tyrkland, là Ódhinn aveva grandi possedimenti. A quel tempo i capi dei Rùmvejar [Romani]si spinsero ampiamente per il mondo sottomettendo tutti i popoli. Molti capi fuggirono dai loro domini a causa della guerra. Ma Ódhinn, poiché era preveggente e conoscitore di magie, seppe che la sua discendenza avrebbe popolato la metà settentrionale del mondo (1).

Ciò ci fa intendere come minimo che quando si svolsero questi fatti, reali o mitologici, che Ódhinn proveniva da una terra comune anche ai progenitori di Rea Silvia e che questi divenuti “i romani” in qualche modo in quella terra tornarono, costringendo gli abitanti a spostarsi per cercare nuove fortune.

Ciò viene confermato anche nel prologo all’Edda di Snorri il Formáli (2), in cui è scritto al punto 3a: Vicino al centro del mondo fu innalzata quella dimora che divenne famosissima, la quale fu chiamata Troja, nella terra che noi chiamiamo Tyrkland [Turchia]. Questa città fu costruita molto più grande di altre e con maggiore abilità, con maggiore dispendio di mezzi e fatica di quanto fosse stato fatto fino ad allora. Vi erano dodici regni, sotto un solo re supremo, ed ampie tenute appartenevano a ciascun regno. C’erano in città dodici comandanti, i quali superavano gli altri uomini che vi sono al mondo in tutte le umane abilità.

E ancora oltre punto3d: E dalla loro fama gli uomini a venire si diedero titoli nobiliari e così fu soprattutto per i Rómverjar [Romani], che divennero i più famosi dopo quei giorni per molte cose, e si dice che quando Róma fu costruita i Rómverjar adattarono i loro costumi e loro leggi il più possibile a quelli dei Trojumenn, loro progenitori. E così tanto potere accompagnò questi uomini, per molti anni in seguito, che quando Pompeius, un condottiero romano, attaccò le regioni orientali, Óðinn fuggì dall’Asíá e andò verso nord. Questi assegnò quindi nomi a sé stesso e ai suoi uomini, e stabilì che Príamus sarebbe stato chiamato Óðinn e la sua regina Frigg, ed è da lei che il regno dove si trovava la città venne in seguito fu chiamato Frigía. Sia che Óðinn avesse raccontato queste cose di sé per orgoglio, o che queste cose vennero alterati a causa del mutare delle lingue, furono ritenute vere da molti saggi uomini, e per molto tempo ogni grande condottiero seguì l’esempio [di Óðinn].

Ancora più avanti leggiamo punto 5a: E prima che Óðinn venisse qui venerato come un dio, pose i suoi governatori così com’era stato fatto a Troja: nominò nella città dodici capi in funzione di giudici e così egli stabilì le leggi così come era stato fatto a Troja, secondo i costumi dei Tyrkir [turchi].

Da tutto ciò si può ipotizzare che l’origine comune dei popoli dell’attuale Europa sia la stessa, pur con le relative differenze “familiari”, si evince anche che gli stessi troiani, da cui discese la stirpe romana, non fossero altro che gli Æsir come conferma la stessa Ynglinga Saga, in cui nuovamente si parla di dodici Sacerdoti Sacrificatori: Era la regola che dodici sacerdoti del tempio fossero i capi preminenti che prendevano le decisioni circa i sacrifici e i giudizi tra gli uomini; essi erano detti diar o drótnar. A loro tutto il popolo doveva tributare servizio e venerazione. (3)

Il numero dodici è importante, in tutte le tradizioni iniziatiche antiche i sacerdoti erano sempre in numero di dodici, così come dovevano essere dodici gli iniziatori al culto, in modo da rappresentare simbolicamente le “moltiplicazioni solari” che scandivano l’anno, una secondo ogni mese, tre secondo ogni quadrante, per un totale di 12, queste divisioni astrologiche erano ben conosciute dagli antichi Caldei come dagli Indo/Arii, persino applicate dai romani e in seguito occultamente dai cristiani per cui i geni delle dodici costellazioni sono sostituiti dai dodici Apostoli ed anche i 360 geni dei giorni lasciano il posto ai santi, il che dimostra l’oggettiva infondatezza del monoteismo. Queste conoscenze sono d’indubbia matrice “Solare”, caratteristica peculiare dei popoli indoeuropei che colonizzarono l’Europa a più riprese, integrando le culture autoctone solo in alcune componenti essenziali, portando di fatto un nuovo modo di vivere e intendere il mondo e la natura anche da un punto di vista “spirituale”.

La figura di Odino, visti gli argomenti trattati finora, acquista un importanza assoluta che va oltre al ruolo conosciuto. In buona sostanza, se consideriamo che la migrazione dalle terre d’origine degli Æsir è avvenuta intorno al 2000-2500 a.C  possiamo comprendere che i romani di cui parla Snorri, forse non sono gli stessi vissuti a Roma 753 a.C. in poi. Questa è solo la data “ufficiale” della nascita di Roma come entità storica.

Immagine acquisita dal web

Se consideriamo dal punto di vista spirituale ma anche etimologico la parola Æsir vedremo che questa deriva dall’indoeuropeo ANSU-NSU, che significa soffio vitale in relazione al sanscrito Άsu, da cui deriva la parola Asura che nei Veda sta ad indicare una particolare classe di esseri, nello specifico divinità primordiali atte alla generazione della vita mediante il “Soffio Vitale”, “Verbo Divino, “Pneuma”, “Prana” ecc… Essi nei Veda sono gli Dèi del principio, coloro che “soffiarono la vita” nella Prima Materia, similmente al mito scandinavo, secondo il quale i tre figli di Borr; Óðinn, Vili e Vé infusero la vita al primo uomo e la prima donna partendo dal tronco di un frassino (Askr) e da quello di un olmo (Emla) inermi su una spiaggia.

Gli Asura vennero poi in qualche misura sostituiti dai Deva, “divinità minori” o spiriti della natura, gli Asura nel credo popolare divennero “demoni”, i Deva assursero alla qualità di Dèi.

Il corrispettivo Iranico del termine Asura è Ahura, il quale nella religione di Zoroastro trova il suo apice nella figura di Ahura Mazdā, il dio solare dell’Avesta (4), in questo contesto non ci fu inversione di ruoli.

Il corrispondente vedico di Ahura  Mazdāè Varuna il garante dell’ordine cosmico il più importante degli Asura, il signore del cielo ma anche del sottosuolo (vita/morte) colui che presiede alla magia e al diritto, in sostanziale accordo con la visione tripartitica classica degli indoeuropei.

Ricapitolando; la prima stesura scritta dell’Avesta risale al 521- 486 a.C, la lingua in cui è scritto è una lingua  iranica nord-orientale di matrice indoeuropea, il quarto nome di Ahura Mazdā è Aša Vahišta che sta a significare la perfetta santità, l’ordine e la rettitudine, la verità assoluta che discendono da Aša Cithra  -Santo Principio-  (da leggersi come soffio vitale/origine della vita), non ci vuol molto a intuire che Ahura deriva dall’antico avestico anshu nel significato di “respiro vitale” quindi collegato ad ansu (spirito) e da qui corrispondente al sanscrito Asura  e all’antico germanico Ansuz nonché al gotico Ase, Æsir. Quindi come “Spirito che insuffla la vita”.

Mazdā deriva dalla radice indoeuropea mendh che indica l’apprendere nell’accezione di “memoria” e “pensiero”, il che ricorda il significato dei nomi Huginn e Muninn, i due corvi di Odino.

Dove voglio arrivare con tutto ciò? Il punto è semplice, se noi consideriamo il tempo mitico in cui gli Dèi camminavano sulla terra, oppure prediamo per assodato che Odino e la sua stirpe migrarono da oriente intorno al 2000-2500 a.C, arriviamo alla conclusione che gli Dèi ancestrali di tutti i popoli Indo/Arii e indoeuropei erano gli Æsir, di cui Ása-Ódhinn era il capostipite.

In qualunque modo le sue caratteristiche e i suoi nomi possano essere stati declinati dagli uomini e dalla storia Egli è davvero il Padre di tutti, Egli essendo preveggente e conoscitore di magie, seppe che la sua destinazione e la sua terra era a nord, dove si stabilì dopo aver viaggiato a lungo per il mondo, infondendo insegnamenti profondi e radicali, tali da lasciare traccia anche in culture che esteriormente sembra non abbiano più alcun nesso con Lui.

In questo senso le Rune per eccellenza associate a Odino: Ansuz e Othilaz trovano un’eccezionale conferma, la prima nel suo significato di generatrice di vita attraverso il “Soffio Divino” e la seconda nel simbolismo “del volontario esilio di Odino e degli Æsir” verso una nuova “casa” per fornire all’umanità la conoscenza della propria eredità divina.

I figli di Odino in epoche successive, discendendo nuovamente da nord, hanno infuso “meta-geneticamente” nei popoli d’Europa la loro essenza che non è mai morta. Essa vive oggi in chi sente ancora il richiamo del sangue dei suoi Antenati. Ásatru significa verità degli Asi e la verità è eterna.

Heill Ása-Ódhinn!

                                                                              Váli Alvísson

(Nota a margine: per comprendere i collegamenti tra i termini: Zoroastro, Rómverjar, Tyrkir, Trojumenn ecc… in relazione ai viaggi, ai luoghi d’origine degli  Æsir e le loro successive dimore è molto importante leggere attentamente i testi citati: la Saga degli Ynglingar e il prologo all’Edda di Snorri: il Formáli).

(1) Saga degli Ynglingar, Trad. di. G. C. Isnardi, Cap. 5.

(2) https://bifrost.it/GERMANI/Fonti/EddaSnorri-1.html

(3) Saga degli Ynglingar, Trad. di. G. C. Isnardi, Cap. 2.

(4) L’Avestā è il nome sotto il quale va a collocarsi l’insieme dei libri sacri appartenenti alla religione zoroastriana




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