01 dicembre, 2020

Origine meta-storica del rapporto tra Asi e Vani

Premetto che questo articolo tiene in considerazione privilegiata la parte evemeristica(1) del mito, cercando per quanto possibile di delineare dati geografici e culturali. Credo fermamente che l’approccio spirituale verso le antiche culture dovrebbe essere scevro da misticismi di tipo moderno, semplicemente per il fatto che in antichità l’uomo aveva un concetto molto diverso dal nostro in materia “religiosa”. Non è possibile sovrapporre o sostituire il misticismo religioso dei culti con cui quasi tutti siamo stati cresciuti contro il nostro volere, con la mentalità dei nostri Avi. Dal mio punto di vista è inutile e anche stupido forzare un’idea decontestualizzandola. Ódhinn, per esempio è sì il padre di tutti, ma non nel senso cristiano, quindi non può e non deve essere sostituito al dio misericordioso dei vangeli perché non è la stessa cosa. Non è concepibile, in questa materia, e non basta voler cambiare religione sostituendo semplicemente un nome con un altro, è  opportuno rovesciare il paradigma mentale ed è necessario sentire il richiamo degli Avi nel proprio Sangue.

Per questi motivi non tratterò la credenza per la quale le dimore degli Dèi si trovassero in cielo in senso mistico, o l’aspetto eccessivamente simbolico, invenzione comprensibilmente umana. Probabilmente gli antichi narravano ciò che vedevano o che avevano visto i loro antenati senza il filtro della teologia per come oggi viene intesa. Detto questo non è mia intenzione screditare o sminuire le credenze altrui perché è giusto rispettare il pensiero di ognuno.

Leggiamo letteralmente nella Saga degli Ynglingar(2):

Da nord, da quelle montagne che sono al di là di tutte le zone abitate, scorre in Svìthjòdh un fiume che correttamente si chiama Tanais (anticamente  questo era detto Tanakvisil o Vanakvísl); esso sfocia in mare nello Svartahaf(3). Presso Vanakvisl era la terra detta Vanaland(4) o Vanaheimr(5). Questo fiume divide le tre regioni del  mondo: ad est c’è Asia ad ovest Europa.

La terra ad oriente di Tanakvísl in Asíá era detta Ásaland(6) o Ásaheimr(7), la capitale del paese fu detta Ásgardhr(8).

Immagine acquisita dal web

Andando con ordine vediamo che: Tanais è il fiume Don anticamente detto Tanai (dal greco Τάναϊς, Tánaïs, dal nome della città di Tana), è un fiume della Russia europea sudoccidentale, sfocia nel Mar d’Azov(9); la sua lunghezza lo pone al quinto posto fra i fiumi europei, dopo il Volga, il Danubio, l’Ural e il Dnepr. Il suo corso si snoda attraverso il territorio delle oblast’ di Tula, Lipeck, Voronež, Rostov e Volgograd(10).

Questa regione del mondo evidentemente non si trova nella penisola scandinava. Snorri Sturluson ci dice senza  ombra di dubbio che la terra dei Vani si trovava presso il fiume Don (anticamente detto Vanakvísl), quindi non in scandinavia ma nella Russia europea sudoccidentale, una parte della regione anticamente detta Scizia(11), che Snorri Sturluson chiama Svíthjóldh in mikla o in kalda(12), situata a nord del braccio di mare chiamato Svartahaf(13) (Mar Nero) che divide in due le regioni del mondo (est- Asia/ovest-Europa).

Successivamente leggiamo:

Ódhinn partì con l’esercito per combattere i Vani, ma essi resistettero bene e difesero la loro terra. La vittoria toccò un po’ agli uni e un po’ agli altri; gli uni e gli altri saccheggiarono il Paese avversario arrecando danni. Quando ambedue furono stanchi indissero un convegno di pace scambiandosi ostaggi. I Vani mandarono i loro uomini più eminenti, Njörðr inn audhgi e suo figlio Freyr. Gli Asi in cambio inviarono quello che si chiamava Hœnir dicendolo assai adatto a fare il capo; era un uomo alto e bellissimo.

Più avanti nello stesso paragrafo leggiamo: Ódhinn consacrò  Njörðr e Freyr sacerdoti Sacrificatori ed essi furono díar con gli Asi. La figlia di Njörðr, Freyja, fu fatta sacerdotessa sacrificale.

A meno che non esistano fonti più antiche e autorevoli di Snorri Sturluson di cui non sono a conoscenza, cosa si evince da tutto questo?

Che probabilmente il Popolo dei Vani descritto nella Saga degli Ynglingar non è ascrivibile esclusivamente alle popolazioni scandinave autoctone che abitarono la Danimarca, la Svezia e la Norvegia, ma bensì agli abitanti dell’Europa continentale o medio orientale (non indoeuropei), similmente  a quanto descritto nelle leggende romane della guerra fra i valorosi romani stessi(14) (comparabili agli Asi) e i ricchi sabini (comparabili ai Vani) e che l’elemento di Gullveig(15) corrisponde al ruolo di Tarpeia nella tradizione romana(16).  Sicuramente nella penisola scandinava viveva qualcuno ma abbiamo notizie di questo popolo in un epoca antecedente al 2.000 a.C? Il tumulo di Håga o tumulo del re Björn (Kung Björns hög) è un kurgan che si trova nei pressi di Gamla Uppsala in Svezia ed è del 1.000 a.C. i resti all’interno erano cremati come da usanza indoeuropea, il carro solare di Trundholm di Copenaghen è del 1.400 a.C ed è di chiaro simbolismo indoeuropeo.

Che probabilmente il popolo dei Vani descritto da Snorri, viveva presso il fiume Don. Questo Popolo era “vicino di casa” del Popolo che viveva a oriente dello stesso fiume (gli Asi), in quella terra che viene definita Ásia(17).

Che il Popolo degli Asi si espanse verso occidente. In quel contesto, entrando in collisione con il Popolo dei Vani, ci fu una “guerra”; gli uni e gli altri saccheggiarono il Paese avversario arrecando danni(18). Ritrovata la pace i Vani vennero accolti tra gli Asi e viceversa, i Vani accettarono gli usi degli Asi divenendo parte integrante di una nuova società risultante dalla fusione dei due Popoli.

Che probabilmente solo dopo questa unione Ódhinn e la sua gente (Vani integrati compresi) mossero verso nord, prima verso la Sassonia e successivamente verso la penisola scandinava colonizzandola.

Ciò è testimoniato chiaramente sempre nella Saga degli Ynglingar- capitolo 5 dell’edizione italiana- pag. 83-84-85-86(19),in cui è detto che le principali personalità del Popolo dei Vani successero in linea di discendenza diretta a Ódhinn, paragrafo 9 dell’edizione italiana, Pag.93 e oltre;

Njörðrdi Nóatún(20) fu fatto governatore degli Svíar e mantenne la pratica dei sacrifici. Gli Svíar lo chiamarono loro signore; ed egli riceveva da loro tributo… Njörðr morì di malattia e si fece marcare consacrandosi a Ódhinn prima di spirare.

A questo proposito consiglio anche di leggere per intero il capitolo 11 della Saga degli Ynglingar in versione italiana, in cui narrando della vicenda di di Svegdhir figlio di Fjiolnir nipote di Freyr, Snorri parla dei suoi viaggi alla ricerca di Ódhinn inn gamli e Godhheimr, del suo matrimonio in Vanaheimr e del suo ritorno in Svezia. Il lettore si renderà conto da solo che i luoghi del suo viaggio non si trovavano in Scandinavia.

A PROPOSITO DELL’ARTE MAGICA

Per quanto riguarda la pratica della “magia” non può esserci alcuna certezza su quale deità l’abbia inventata o praticata per prima. È vero che Snorri Sturluson, sempre nella  nella Saga degli Ynglingar, ci dice al capitolo 4:  

La figlia di Njörðr, Freyja, fu fatta sacerdotessa sacrificale. Per prima insegnò agli Asi la magia che era comune tra i Vani.

Successivamente, però, nel capitolo 6 (Dei talenti di Ódhinn) e 7 (Delle arti di Ódhinn) Snorri dice testualmente a pag. 89:

Ódhinn possedeva l’arte, da cui scaturisce un grande potere e che egli stesso esercitava, che si chiama magia(21). Perciò aveva il potere di conoscere il destino degli uomini e le cose non ancora avvenute, oltre a quello di recare la morte e la sfortuna(22) o la malattia agli uomini o anche di togliere il senno o la forza ad uno per trasferirli ad altri. E questa magia quando è praticata comporta una tale inverecondia(23) che ai maschi parve che praticarla non fosse senza vergogna; e quest’arte fu insegnata alle sacerdotesse. Ódhinn sapeva dove erano nascosti i tesori della terra e le rocce, le pietre e i tumuli; legava con le sole parole quelli che vi abitavano, poi entrava e prendeva tutto quanto gli piaceva. Per questi suoi poteri egli divenne assai famoso. I nemici lo temevano, gli amici se ne fidavano , credevano nella sua forza e in lui. Egli comunicò la maggior parte delle sue facoltà ai sacerdoti sacrificatori i quali gli erano vicini in tutta la saggezza e la magia. Però anche molti altri appresero parecchio e ne originò una pratica magica assai diffusa, che si mantenne a lungo.

Immagine acquisita dal web

La questione di lana caprina, sul fatto che sia nato prima l’uovo o la gallina la lascio ad altri, basta leggere: Snorri dice che Freyja fu fatta sacerdotessa (intendendo da Ódhinn) e conosceva l’arte della magia e l’insegno agli Asi, ma fa pure intendere che Ódhinn già la possedeva(24), che la insegnò alle sacerdotesse(25) e comunicò la sua conoscenza ai sacerdoti sacrificatori. Il dato è nebuloso; è scritto che la magia era comune tra i Vani, non che fu inventata da loro, è scritto che Freyja la insegnò agli Asi ma non dice che la insegnò a  Ódhinn. Per altro, come avrebbe fatto lo stesso Ódhinn a fare di Freyja una sacerdotessa (atto consacratorio) senza avere un qualche tipo di potere magico/spirituale?

Per chiarezza riporto ancora una volta:  Ódhinn consacrò  Njörðr e Freyr sacerdoti Sacrificatori ed essi furono díar con gli Asi. La figlia di Njörðr, Freyja, fu fatta sacerdotessa sacrificale.

Il dato incontrovertibile che scaturisce da questa fonte per me è chiaro, al di là di ogni ragionevole dubbio: la magia non era esclusiva di nessuno dei due popoli. La magia era ed è ad appannaggio di tutti, chiedersi di chi fu il primato in quest’arte, escludendo gli altri, è deleterio e non porta a nessun tipo di evoluzione operativa.

In ultima analisi la tradizione nordica, per com’è conosciuta fino ad oggi, (dal mio punto di vista e seguendo le fonti che conosco), è senza dubbio da ricondursi esclusivamente al dopo fusione tra Asi e Vani (26), al loro stanziamento nelle terre del nord, momento in cui si è prodotta una tradizione nuova con caratteristiche sincretiche, del tutto originale rispetto alle altre tradizioni del mondo antico.

Probabilmente in Europa ci fu uno scontro di civiltà e identità e il mito si fuse con i fatti realmente accaduti, sicuramente esistevano popolazioni che vivevano in tutte le parti del continente ben prima delle migrazioni degli indoeuropei. Nel mito nordico queste genti si chiamavano popolo dei Vani, in altre regioni hanno avuto altri nomi.

Se ci atteniamo solo alle leggende di stampo mistico, è impossibile stabilire con precisione dove vivessero gli Asi e i Vani, com’è difficile stabilire la reale collocazione delle dimore degli Dèi e i campi di battaglia in cui si sarebbero svolti i fatti.

Asia minore? Nord Europa?

Ai fini della ricerca interiore questo ha poca importanza, il fatto concreto è che le fonti scritte che consultiamo in questa materia, risalgono a dopo l’anno 1.000, Snorri Sturluson era già cristiano e riporta eventi che non ha mai vissuto, la stessa pietra runica di Rök è del IX secolo dopo Cristo…

Tutto l’impianto mitologico nordico sulla creazione del mondo, è senza dubbio una eco lontana di millenni, forse risalente alle migrazioni dei popoli indoeuropei, all’epoca della cultura della ceramica cordata, anche conosciuta come cultura dell’ascia da combattimento.

La lingua norrena e la scrittura runica per come sono giunte ai giorni nostri, fanno parte di un costrutto formatosi solo dopo la fusione tra le due stirpi -Asi e Vani- e, a quanto ci dicono le fonti, furono gli autoctoni ad accettare la lingua e la cultura degli “invasori” o meglio ad integrarsi portando con sé solo parte della loro. Non ha alcun senso distruggere ciò che nei secoli è stato costruito. Se si vuol vedere il lato “spirituale” di tutta questa faccenda, è chiaro che rendere culto e onore agli Dèi dei Padri non significa screditarne alcuni per elevarne altri, a tutti va reso tributo, Asi e Vani nessuno escluso.

Se tutto quello che ho scritto in queste pagine è falso, aspetto fonti scritte alla mano, di essere smentito. Heill Ódhinn! Heill Njǫrðr! Heill Freyr! Heil Freyja!

Autore dell’articolo: A.L.V.

NOTE

(1) A cui personalmente non credo per come viene descritta dai filosofi e accademici.

(2) Edizione italiana, Rusconi editore 1989, Traduzione e note a cura di Gianna Chiesa Isnardi

(3) Mar Nero. Nota di G.C. Isnardi.

(4) Terra dei Vani. Nota di G.C. Isnardi.

(5) Patria dei Vani. Nota di G.C. Isnardi.

(6) Terra degli Asi. Nota di G.C. Isnardi.

(7) Patria degli Asi.Nota di G.C. Isnardi.

(8) Recinto degli Asi. Nota di G.C. Isnardi.

(9) l Mar d’Azov (russo: Азо́вское мо́ре – Azovskoye more; ucraino: Азо́вське мо́ре – Azovs’ke more) è una sezione settentrionale del Mar Nero, collegata al corpo d’acqua principale dallo Stretto di Kerč.

(10) https://it.wikipedia.org/wiki/Don_(fiume_Russia)

(11) La Scizia o Scitia (in greco antico: Σκυθική, Skythiké; in latino Scythia) corrisponde all’area euro-asiatica che in antichità, tra l’VIII secolo a.C. e il II secolo d.C., fu abitata dagli Sciti, una popolazione iranica indoeuropea.

(12) Scizia vasta o fredda. Si tenga presente che vi sono due  Svíthjóldh: l’una grande e fredda è regione molto vasta, l’altra di cui in seguito Snorri parlerà è la Svezia propriamente intesa.  Nota di G.C. Isnardi al testo originale.

(13) Nella lingua islandese moderna il Mar Nero è ancora chiamato così.

(14) Secondo le antiche leggende anch’essi provenienti da Troia e Indoeuropei.

(15) Elemento mitico esclusivo della Voluspá, che non viene riportato nella Saga degli Ynglingar.

(16) Teoria di Georges Dumézil.

(17) Nella cosmologia norrena, uno dei Nove Mondi [nío heimar], il mondo dei Vanir, che si dice posto, nelle tarde fonti, a ovest dell’Ásaheimr. bifrost.it/GERMANI/Schedario/Vanaheimr.html

(18) Come avrebbero fatto a saccheggiare il paese avversario, trovandosi gli uni in scandinavia e gli altri a oriente del Don con oltre 2.000 km di distanza?

(19) Ódhinn stabilì la residenza presso Lögrinn nella località ora detta fornuSigtúnir  (antica Sigtuna), vi eresse un gran tempio e sacrificò all’uso degli Asi. S’approprio di un territorio molto vasto che chiamò  Sigtúnir e diede dimora ai sacerdoti del tempio: Njörðr abitò a Nóatún, Freyr a Uppsalir, Heimdallr a Himinbjörg, Thórr a Thrúdhvagr,, Baldr a Breidhablik; a tutti elargì ottime dimore. (20) …a lui toccò la successione al trono dopo la morte di Odino. I Miti Nordici, Longanesi. A cura di G.C. Isnardi. Pag. 277.

(21) Seidhr è il nome di questa magia che è capacità di legare la volontà altrui (cfr., della stessa radice la parola ant. Alto tedesca seita, corda, laccio). Era una pratica molto in uso, con probabili legami con la fecondità, tipica caratteristica dei Vani. Cfr. in proposito  lo studio di D. STROMBACK, sejd… citato, v. introduzione, nota 31. Nota di G.C. Isnardi.

(22) La sfortuna è detta óhamingia, parola composta da ó – prefisso negativo (ingl. E ted. un-)e hamigia che è fortuna nel senso di spirito protettore in forma femminile che segue l’uomo e lo protegge. Se ne veda un esempio nel c. 9 della Viga -Glúms saga ( saga di Viga -Glúmr). Nota di G.C. Isnardi.

(23) Ergi, termine che indica impudicizia, comportamento osceno, codardia. Il seidhr comportava queste pratiche oscene da ricondursi soprattutto nella omosessualità. Cfr. D. STROMBACK, sejd…cit., pp. 194 ss. Nota di G.C. Isnardi.

(24) Ma Ódhinn, poiché era preveggente e conoscitore di magie, seppe che la sua discendenza avrebbe popolato la metà settentrionale del mondo. G.C. Isnardi, Saga degli Ynglingar cap. 5, pag. 83 edizione italiana.

(25) G.C. Isnardi; Saga degli Ynglingar, cap.6  Dei talenti di Ódhinn, pag. 89 edizione italiana.

(26) Il terzo áss è chiamato Njǫrðr. […] non è della stirpe degli Æsir. È stato allevato nel Vanaheimr, ma i Vanir lo diedero in ostaggio agli dèi [goðunum] e presero in cambio in ostaggio colui che si chiama Hœnir. Egli divenne il segno di riconciliazione fra gli dèi [goðunum] e i Vanir. Snorri Sturluson: Prose Edda, Gylfaginning [23] http://bifrost.it/




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