12 dicembre, 2019

Vetrablót

Vetrablót è il primo dei tre Riti che venivano osservati al tempo dell’insediamento di Odino in Svezia e viene celebrato “sul fare dell’inverno”, come cita l’Ynglinga Saga. È un Rito molto importante che si tiene sempre durante le Vetr Nætr, le Notti d’Inverno e sempre con la luna crescente. È sostanzialmente un Rito di Fertilità mediante il quale venivano fatti sacrifici con il sangue di parecchi animali e ogni nove anni venivano sacrificati nel bosco sacro del tempio di Uppsala anche esseri umani. Oggigiorno, decontestualizzati dall’ambiente antico, vengono consacrati e offerti agli Dèi alcuni vegetali, mele in particolare, oltre che birra e idromele. Lo scopo di questi sacrifici, richiamando gli Dèi tutti, era e rimane la richiesta di affrontare e superare l’inverno che si sta affacciando. Vetrablót sancisce la fine e l’inizio di un nuovo anno. È da considerare inoltre che tale Rito era tenuto in Scandinavia verso la metà di ottobre (secondo il calendario gregoriano), dove rispetto al nostro Paese l’inverno arrivava prima. Questo è un dato significativo che ci fa comprendere come la maggior parte dei Riti fossero soprattutto in concomitanza con i passaggi stagionali. Inoltre, soprattutto per le Celebrazioni che riguardavano Riti di Fertilità, si consideravano le fasi di luna crescente. Non si può inoltre dimenticare come il calendario antico fosse lunare, vale a dire di tredici mesi e non dodici come quello attuale. Questo è il motivo per il quale la Celebrazione delle Vetr nætr e dei relativi blót (Vetrablót e Dísablót), possono oggigiorno non rispettare l’ipotetica data del 15 di ottobre, ma essere invece posticipata. La formula rituale in chiusura di questo Rito è: “Tíl árs ok fridhar!” (Per la pace e la prosperità).

Nota: in merito al fatto che appaiano date diverse su alcune fonti, i casi possono essere due: o è una rielaborazione errata dei traduttori, oppure coloro che hanno lasciato la testimonianza dell’epoca, hanno celebrato il Rito in base alla lunazione che come sappiano da un anno all’altro cambia. Ricordiamo ancora che tutti i Riti venivano fatti in luna crescente, la quale però osserva fasi diverse. Può essere che si fossero tenuti in considerazione momenti lunari differenti per la celebrazione.

Il calendario gregoriano è stato introdotto nel 1582 mentre le fonti che citano i blót sono antecedenti alla data di introduzione. La denominazione dei mesi, in questo caso “ottobre”, è però relativa al calendario gregoriano. Anticamente non esistevano i mesi così come noi li conosciamo ma venivano considerati i periodi. Questo è il motivo per il quale i Riti osservavano degli spostamenti temporali di circa 15-20 giorni. Non dobbiamo dimenticarci che gli Antichi non vivevano in termini di mesi e settimane come accade oggigiorno, ma in termini di flussi legati alla natura. Inoltre, essendo la Tradizione a carattere magico, i Riti non potevano non risentire degli influssi lunari. Anche quando si afferma che i mesi erano 13, non si dà un’informazione completamente corretta… le lune piene erano e sono 13, non i mesi. La vita anticamente si basava sulle lunazioni scandendo dei periodi che nella civiltà attuale chiamiamo mesi.

Fonte: http://www.germanicmythology.com/works/EARLYART.html



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