13 novembre, 2019

Gli Antenati: i Longobardi

I Longobardi si definivano «gens Langobardorum» ovvero un gruppo di individui che aveva ben chiara la consapevolezza di formare una comunità e convinti di condividere un’ascendenza comune.

L’etimologia della parola “Longobardi” deriva dall’antico germanico Langbärte  che fu poi latinizzato in Langobardi. Guidati da re Alboino si insediarono in Italia intorno a 560 d.C. creando in gran parte di essa un regno indipendente. All’origine, secondo le usanze delle popolazioni nordiche ed indoeuropee, i Longobardi erano una casta guidata da un’aristocrazia militare e da un re guerriero. Il titolo di questi era elettivo e si svolgeva all’interno dell’esercito stesso durante l’Assemblea degli uomini liberi. Al momento dell’invasione dell’Italia il popolo era suddiviso in varie fare, raggruppamenti familiari con funzioni militari che ne garantivano la coesione durante i grandi spostamenti. Il Mito longobardo racconta che in origine essi si chiamavano Winnili e abitavano la Scania. Sotto la guida dei fratelli Ibor e Aio, figli di Gambara, migrarono verso sud, sulle coste meridionali del Mar Baltico e si stabilirono nella regione chiamata Scoringa. Presto vennero in conflitto con i vicini Vandali trovandosi però in difficoltà poiché il loro valore non bastava a compensare l’esiguità numerica.

Narra la leggenda che i capi dei Vandali pregarono Odino di concedere loro la vittoria, ma il dio supremo disse che avrebbe decretato il successo al popolo che, il mattino della battaglia, lo avrebbe visto per primo. Gambara e i figli invece ricorsero a Frigg, di Odino, che diede loro il consiglio di presentarsi sul campo di battaglia al sorgere del sole: uomini e donne insieme, queste con i capelli sciolti fin sotto il mento come fossero barbe. Al sorgere del sole Frigg fece sì che Odino si girasse dalla parte dei Winnili e il dio, quando li vide, chiese: «Chi sono quelli con le lunghe barbe?». La dea rispose: «Poiché hai dato loro un nome, dai loro anche la vittoria»

Dei Longobardi Paolo Diacono (monaco cristiano e storico) in Historia Langobardorum dice: «Furono chiamati così […] in un secondo tempo per la lunghezza della barba mai toccata dal rasoio. Infatti nella loro lingua lang significa lunga e bart barba». Questo elemento etnonimo era già noto un secolo prima mediante l’Etymologiae  di Isidoro di Siviglia e starebbe ad indicare come l’acconciatura tradizionale che ornava il viso, fosse una forma rituale del culto di Odino.

In merito a testimonianze archeologiche e storiche, bisogna segnalare che la coincidenza della Scandinavia meridionale con la patria originaria dei Longobardi è comunemente accettata dalla storiografia moderna. Alcune tracce rinvenute in Scandinavia sono compatibili con una presenza longobarda nel I secolo a.C., oltre le similitudini tra la mitologia longobarda e quella nordica e tra il diritto e la società dei Longobardi e quella degli antichi popoli.

Gli indizi farebbero pensare che i Longobardi all’origine venerassero gli Dèi della stirpe dei Vanen, ma in seguito adottarono anche il culto degli Άsen con le loro divinità principalmente guerriere. In questo mutamento si possono riscontrare analogie con il cambiamento che avvenne intorno al 2500 a. C. in area scandinava, con l’arrivo  della popolazione indoeuropea. Non si può infatti prescindere dai vari manoscritti in lingua norrena che vedono il popolo degli Æsir, una volta attraversati gli Urali, prima di volgere i propri passi in Scandinavia fermarsi nel nord della Germania conquistando diversi territori e lasciando a guardia di essi i molti figli di Odino.

Immagine acquisita dal web

Saranno successivamente queste tribù a migrare in tutto il sud Europa in epoche successive colonizzando vaste aree, portando il loro culto e diventando così per molti popoli europei, Italia compresa, gli Antenati ai quali oggi si fa riferimento. Una volta stabilizzata la loro presenza nella nostra terra e nella struttura sociale del popolo, iniziarono a manifestarsi segnali del cambiamento registrati soprattutto nell’Editto di Rotari. L’impronta guerriera, che portava con sé elementi di collettivismo militaresco, lasciò progressivamente il passo a una società differenziata, con una gerarchia legata anche alla maggiore o minore ampiezza delle proprietà fondiarie. In Italia i Longobardi portarono la lingua germanica, la religione cosiddetta pagana, il monopolio del potere politico e militare. Essi sono gli Antenati ai quali oggi ci si rivolge.

 

Immagine tratta dal libro “Il volo dello Sciamano” di Paolo Tessari. ed.3ntini&C., Argenta (Fe), 1999

Perticae: In Pannonia i Longobardi vennero in contatto con altri popoli nomadi e guerrieri, tra i quali i Sarmati; questa stirpe, indoeuropea di lingua iranica, aveva subito influssi culturali di origine orientale. Da loro i Longobardi trassero, in ambito simbolico-religioso, l’usanza delle “perticae“: lunghe aste sormontate da figure di uccelli (particolarmente frequente la colomba), derivate dalle insegne portate in battaglia. I Longobardi ne fecero un uso funerario: quando una persona moriva lontano da casa o risultava dispersa in battaglia, la famiglia compensava l’impossibilità di celebrarne i funerali piantando nel terreno una di queste aste, con il becco dell’uccello orientato verso il punto in cui si credeva fosse morto il familiare.




Post Correlati

Questo sito utilizza cookie tecnici, cookie per condivisione sui Social Network e cookie analitici anonimizzati. Cliccando su accetta acconsenti all'utilizzo dei Cookie Vedi la Privacy Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi