16 novembre, 2018

L’ascia bipenne

A proposito dell’ascia bipenne:
Il tipo più antico di ascia è la cosiddetta “Ascia Siderale”, fatta di silice o ferro meteoritico, cioè di una sostanza caduta dal cielo, che ne determinò l’uso soprattutto per aspetti rituali e sacrali. Tali aspetti sono rintracciabili anche nei graffiti di Fossum in Svezia, risalenti ad una remota antichità, dove appaiono numerose figure che impugnano tale ascia con accanto dei simboli solari.
Cito inoltre:

Il Simbolismo dell’ascia
di Alberto Lombardo

Dal centrostudi La Runa

Questa parola è giunta alla nostra lingua quasi del tutto immutata nel corso dei millennî. Corrisponde infatti al latino ascia, che deriva a sua volta alla forma indoeuropea *aksi/*agwesi, che gli studiosi hanno ricostituito sulla base della comparazione del termine latino con il gotico aqizi, l’antico alto tedesco ackus (tedesco moderno Axt, inglese ax, adze) e il greco axi(on). È necessario precisare, però, che questa è la forma indoeuropea occidentale; è stata ricostruita anche quella orientale, cioè *peleku-, sulla base del raffronto del greco e del sanscrito. Nel simbolismo il pellicano, attraverso un processo assai interessante, è stato assimilato all’ascia per via del suo grande e caratteristico becco. L’ascia ha un’importanza enorme, per quanto ci testimonia dell’arcaico passato indoeuropeo. Adams e Mallory spiegano che durante il Neolitico le asce in Eurasia erano fatte con selce scheggiata o con altri tipi di pietre lavorabili. Inoltre spesso erano semplici asce piatte, ma in alcune culture neolitiche più tarde iniziarono a comparire perforate, perché vi si potesse inserire il manico. Sono queste a essere definite “asce da battaglia”, “e quando si trovano nelle tombe, come per esempio quelle della cultura della ceramica cordata (in quelle parti dell’Europa del Nord in cui si parla di “cultura dell’ascia da battaglia”), esse sono chiaramente strumenti o armi maschili”. Emblemi, cioè, di una società patriarcale e guerriera, poiché, come ben scrisse Adriano Romualdi, “la cultura nordica non presenta tracce di matriarcato: gli idoli femminili mancano… la salda struttura familiare, tradizioni di caccia e di guerra, attestano una cultura eminentemente virile”.
E. Sprockhoff svolse osservazioni estremamente interessanti sull’ascia da guerra nell’antica cultura megalitica, assimilando l’ascia primordiale al dio del Tuono, che in tempi remoti sarebbe stato anche dio del Cielo e del Sole. A tale possente divinità, secondo lo studioso tedesco, “sono consacrate le asce di ambra e di creta, come pure le asce in miniatura. Come la donna germanica dei tempi successivi portava il martello di Thor quale ornamento d’argento appeso a una catenella, così le popolazioni nordiche della più remota età della pietra portavano al collo, quale ornamento, perle d’ambra a forma di ascia bipenne, simbolo del dio del tuono di quei giorni, un dio che oggi è per noi senza nome. L’ascia di guerra diventò semplicemente il simbolo della più alta divinità” (Die nordische Megalithkultur).”
Nelle immagini allegate si possono osservare dei graffiti ritrovati in Svezia che risalgono a più di 3000 anni fa e che non lasciano dubbi sull’uso della bipenne usata quasi certamente per aspetti esclusivamente rituali.

Immagine acquisita dal web
Immagine acquisita dal web
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