La furia del Berserkr

Immagine acquisita dal web

 

Nell’ Ynglinga Saga e riferendosi a Odino si legge:

“I suoi uomini invece avanzavano senza corazza invasi dalla furia come lupi o cani mordevano nei loro scusi, erano forti come orsi o tori, sterminavano folle intere. Né il ferro né il fuoco li potevano [fermare] e questa è detta “furia dei berserkir”

Gruppo omogeneo di uomini (männerbunde), uniti tra loro da un forte legame e votati a Wotan-Odino, entravano a far parte della congregazione attraverso un addestramento che annoverava, come si è detto, tecniche, elementi sciamanici e un’iniziazione collegata alla runa Uruz.

«Wodan id est furor» scriveva Adamo da Brema, indicando come la radice stessa del nome Wotan avesse a che fare con la furia (wodhiz), la stessa furia sovrumana che coglieva i Guerrieri Sacri durante i loro rituali grazie ai quali erano in grado di canalizzare quella potente energia conosciuta come Önd ed entrare così nella condizione di wodhiz, il furore guerresco ispirato.

Per comprendere maggiormente questo aspetto è necessario analizzare la sfera semantica della radice indoeuropea di Wotan che è wat e che sta ad indicare la “furia divina” (di cui anche l’antico irlandese faith cioè veggente, profeta). Wat è la dimensione sovrumana alla quale si apre il guerriero sacro e attraverso la quale egli raggiunge lo stato di estasi guerriera. Essa permette di trascendere la mente umana ed entrare in una dimensione più elevata, incanalando l’energia sovrumana che sarà poi usata in battaglia. In passato per canalizzare questo stato i guerrieri dovevano accedere all’hamrammr, il mutamento di forma.

Tale stato veniva acquisito attraverso particolari rituali che in molti casi contemplavano l’uso di sostante psicotrope come l’amanita muscaria, il celebre fungo allucinogeno che si trova spesso nelle fiabe odierne. Pervasi da una furia sovrumana insufflata dallo spirito del dio stesso, divenivano forti come orsi o tori, insensibili al ferro e al fuoco e pervasi da un calore così potente che poteva sciogliere la neve semplicemente standovi seduti sopra.

Tratto dal libro “Sulle tracce dello Sciamanesimo Scandinavo, dalle sue radici ai giorni nostri”

M. Nobili, Άsa-Ódhinn Editore, Aosta 2018, p.113




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