Άsa-Ódhinn

Su Allfaðir ci sarà molto da dire e da scrivere. Ma prima che ciò avvenga desidero riportare alcuni punti salienti del Grande Padre tratti dal libro “Leggende e miti vichinghi” di G. C. Isnardi, all’interno del quale è stata tradotta la Saga degli Ynglingar. Ritengo che prima ancora di analizzare una figura così importante come quella del Padre di Tutti, sia necessario considerare alcune note e traduzioni fatte dall’Isnardi, un’autorità nel campo delle traduzioni dal norreno, che ha apportato quand’era in vita una grande quantità di informazioni e che con i suoi studi a permesso di aprire squarci di chiarezza sulla cultura e sulla religione vichinga, spesso volutamente mal interpretata.

Nell’Uphaf allra frἀsagna (Inizio di tutte le narrazioni), manoscritto del 14° secolo d.C., si legge:

«Inizio di tutte le narrazioni in lingua norrena, quelle che seguono verità, fu che i Tyrkir (uomini dell’attuale Turchia) e gli uomini di Asἰἀ popolarono il Nord, ed occorre dire invero che la lingua che noi chiamiamo norrena giunse al Nord insieme a loro. Questa lingua si diffuse in Saxland (Sassonia) Danmörk (Danimarca), Svἰthjỏdh (Svezia), Nỏregr (Norvegia) e in parte di England (Inghilterra). Il capo di questo popolo era Ódhinn, figlio di Thỏrr [qui da intendersi come figlio del Tuono primordiale (N.d.A.)]; egli aveva molti figli. Molti uomini fanno risalire a Ódhinn la propria discendenza.»

La Sturlaugs Saga (Saga di Sturlaugr) afferma che «coloro che vogliono chiamarsi saggi devono sapere che le terre del Nord furono colonizzate dagli uomini di Asἰἀ il cui capo era Ódhinn» e che «lo stesso concetto viene ripreso nella Saga di Bỏsi e nel Brot um fornar ἀtrúnadh (frammento sull’antica credenza)».

G.C. Isnardi, Leggende e miti vichinghi, Rusconi, Milano, 1989, pp. 14-15

«Una grande catena di montagne si estende da nord-est verso sud-ovest dividendo Svἰthjỏdh in mikla da altri regni. A sud delle montagne non c’è una grande distanza da Tyrkland (Turchia), là Ódhinn aveva grandi possedimenti. […] Ódhinn, poiché era preveggente e conoscitore di magie, seppe che la sua discendenza avrebbe popolato la metà settentrionale del mondo. Allora pose i suoi fratelli Vé e Vílir [al governo di] Ásgardhr, ed egli se ne andò e con lui tutti i díar e una folta schiera. Prima si diresse a ovest verso Gardharíki (Russia) e di lì a sud di Saxland (Sassonia). Egli aveva molti figli. Divenne padrone di regni in molti luoghi in Saxland e vi pose a difesa i suoi figli. Poi si diresse a nord verso il mare e stabilì la propria residenza in un’isola; quel luogo ora si chiama Ódhinsey in Fjón (Odensa [isola di Odino] in Fionia).»

Dopo che Odino si appropria delle terre a est (come si legge ne L’inganno di Gylfi, Snorra Edda), stabilisce «la

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residenza presso Lögrinn nella località ora detta Fornu Sigtúnir (Antica Sigtuna, in Svezia) vi eresse un gran tempio e sacrificò all’uso degli Asi».  Ivi, pp. 83-84-86

Dei talenti di Ódhinn.

«Si dice in verità che, quando Ása-Ódhinn giunse nelle terre del Nord, e con lui tutti i díar, essi diedero inizio diffondendole alle arti che in seguito gli uomini hanno a lungo praticato. Ódhinn era l’eccellente tra tutti e da lui essi appresero tutte le arti, poiché egli le aveva conosciute tutte per primo e inoltre [ne sapeva] più di chiunque altro. Va pur detto perché egli era tanto onorato: questi motivi inducevano [tutti a tributagli onore]: era così bello e nobile di aspetto, che, quando sedeva fra gli amici, a tutti rideva la gioia [nel petto]. Ma in guerra appariva tremendo ai nemici. Questo era dovuto al fatto che era esperto nell’arte di cambiare colore e forma a piacimento. Altra [abilità] era il suo [modo di] parlare: così gentilmente e pienamente che a tutti coloro che ascoltavano sembrava vero solo ciò [che diceva lui] […] Lui e i suoi sacerdoti si chiamano fabbri di canti, poiché a quest’arte diedero inizio nel Nordhrlönd. Ódhinn aveva in battaglia il potere di accecare, assordare o atterrire i nemici, di rendere le loro armi inette a ferire come semplici ramoscelli. I suoi uomini invece avanzavano senza corazza invasi dalla furia come lupi o cani mordevano nei loro scudi, erano forti come orsi o tori, sterminavano folle intere. Né il ferro né il fuoco li potevano [fermare] e questa è detta “furia dei berserkir» Ivi, pp. 86-87

Delle arti di Ódhinn.

«Ódhinn cambiava aspetto; mentre egli giaceva come morto o addormentato egli diventava uccello o animale, pesce o serpe, portandosi in un batter d’occhio in terre lontane per [accudire alle] proprie o altrui faccende. Inoltre, con le sole parole, spegneva il fuoco, calmava i marosi, mutava il vento a volontà… Ódhinn teneva presso di sé la testa di Mímir che gli rivelava molte notizie degli altri mondi. A volte resuscitava dalla terra i morti o si sedeva sotto i corpi penzolanti dalle forche; perciò era detto il signore degli spiriti dei morti o degli impiccati. Possedeva due corvi che aveva addestrato a parlare; essi volavano per l’ampio mondo e gli riferivano molte notizie. Perciò era divenuto straordinariamente saggio. Tutte queste arti egli insegnava con le rune e quei canti che sono detti galdrar, perciò gli Asi sono detti fabbri di canti magici…Per questi suoi poteri egli divenne assai famoso. I nemici lo temevano, gli amici se ne fidavano, credevano nella sua forza e in lui. Egli comunicò la maggior parte delle sue facoltà ai sacerdoti sacrificatori i quali gli erano vicini in tutta la saggezza e la magia. Però anche molti altri appresero parecchio e ne originò una pratica magica assai diffusa, che si mantenne a lungo». Ivi, pp. 87-90

Legislazione di Ódhinn.

«Ódhinn dettò le leggi nella sua terra secondo l’antico costume degli Asi. Così stabilì che tutti i morti dovessero essere bruciati e posti sul rogo con i loro averi. Disse che ognuno sarebbe giunto nella  Valhöll con le ricchezza che aveva sulla pira e che vi avrebbe usufruito anche di ciò che personalmente aveva sotterrato. Le ceneri dovevano essere portate via sul mare o essere sepolte nelle viscere della terra. In ricordo degli uomini eminenti si sarebbe eretto un tumulo e per tutti coloro che avessero mostrato qualità di veri uomini si sarebbero innalzate pietre sepolcrali; questo uso fu da allora conservato a lungo». Ivi, pp. 90-91

Morte di Ódhinn.

«Ódhinn morì di malattia in Svἰthjỏdh. Quando fu vicino alla morte si fece segnare con la punta della spada e dichiarò suoi tutti gli uomini uccisi dalle armi, poi disse che sarebbe andato in Godheimr per accogliervi i suoi amici. Così gli Svíar pensarono che egli fosse tornato nell’antico Ásgardhr per vivervi in eterno. Si accrebbe allora la fede in Ódhinn e l’invocazione a lui. Spesso agli Svíar pareva che egli apparisse loro prima dell’infuriare di grandi battaglie; ad alcuni dispensava la vittoria, altri chiamava presso di sé, ed ambedue le cose parevano desiderabili. Le spoglie di Ódhinn furono bruciate e il rogo fu maestoso. Essi credevano che quanto più in alto si spingeva il fumo nell’aria, tanto più sublime fosse in cielo colui che veniva bruciato, e tanto più ricco quante più ricchezze bruciassero con lui.» Ivi, pp.93-94

 

Questo vuole essere solo un piccolissimo omaggio ad Άsa-Ódhinn, Allfaðir, Padre di Tutti.

                                                                                                                                                                Úlfgaldr

 

 




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