19 dicembre, 2018

Seiðr e Sciamanesimo

Ogni tanto mi capita di sentire che il seiðr venga scambiato per sciamanesimo del nord Europa. E’ un errore fondamentale, benchè sia comprensibile il motivo di questa sovrapposizione.

Il seiðr è una pratica magica di pertinenza della cultura Vanen, in modo particolare prima che ci fosse la fusione con gli Άsen, ed è verosimile che tale pratica fosse stata all’origine influenzata dallo sciamanesimo lappone.

Etimologicamente parlando la parola seiðr è connessa con termini come l’antico inglese sāða e l’antico tedesco seita, il cui significato per entrambi è “corda”, ma anche “laccio” o “insidia” (dall’antico tedesco). Curiosa poi la similitudine linguistica con l’antico indiano setu (legare), radice filologica che apparterebbe più alla popolazione indoeuropea degli Άsen. Se ciò fosse vero, si potrebbero aprire ipotesi diverse sul fatto che il seiðr fosse realmente di competenza dei Vanen, essendoci storicamente e archeologicamente una sostanziale differenza tra le razze autoctone della Scandinavia e gli invasori indoeuropei.

In ogni caso il termine seiðr ha il senso di “legare” e tale espressione poco o nulla si sposa con lo sciamanesimo, il cui compito è invece molto più ampio. Se è pur vero infatti che anche il primo ha caratteristiche estatiche classiche dello Sciamanesimo, non è possibile però affermare, come sostiene l’antropologo Mircea Eliade, che ogni estatico sia automaticamente uno sciamano. Ad una rapida analisi delle due pratiche salta agli occhi senza ombra di dubbio che il seiðr ha si caratteristiche della pratica sciamanica tra cui l’uso di canti specifici e l’uso del tamburo per l’induzione alla trance, ma si deve tenere presente che tale pratica vanica è volta più verso la magia di tipo negromantico con particolari inclinazioni energetiche verso Trolls e Jötnar. A tal proposito può valere la pena ricordare un passo della Völuspá a proposito di Gullveig, capostipite di quella stregoneria che viene definita come seiðr:

«Heiði hétu,
hvars til húsa kom,
völu velspáa,
vitti hon ganda;
seið, hvars kunni,
seið hug leikinn;
æ vas hon angan
illrar brúðar».

«Splendente” le misero nome:
dovunque venisse nelle case
indovina esperta in profezie,
dava potere alla magiche verghe;
incantò, dovunque poteva,
incantò i sensi,
sempre era la delizia
di spose malvagie».

                                                                                                  Völuspá  stanza 22

Lo sciamano è si dedito alla magia, che oggettivamente può essere anche oscura, ma il suo compito è altresì quello di

Immagine acquisita dal web

guarire, di recuperare l’anima del malato, di cavalcare agli inferi con la finalità ultima però di salire ai cieli, cosa questa che ha una caratteristica squisitamente spirituale e che manca totalmente nelle pratiche negromantiche del seiðr. In definitiva non si può affermare che questo sia equiparabile allo sciamanesimo o sia sciamanesimo nordico, mancando di diversi elementi caratteristici della pratica sciamanica, non ultimo la Chiamata a diventare Sciamano, che giunge, oggi come allora, SOLO dagli Spiriti e dagli Déi.

La volontà di affermare che il seiðr sia sciamanesimo norreno e non magia a carattere negromantico specifica di Trolls e Jötnar, sembrerebbe sottolineare da parte di qualcuno più un desiderio di presentarsi con un tipo di pratica oggi diventata un trend come lo Sciamanesimo, che non quello di dare una corretta collocazione alle diverse tipologie.

 

                                                                                                      Úlfgaldr




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