Ásatru: facciamo chiarezza

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Facciamo un po’ di chiarezza sul termine Ásatru. Innanzitutto definiamo meglio termini come “spiritualità” e “religione”, che, seppur abbiamo caratteristiche simili e talvolta intercambiabili, hanno comunque radici differenti. La spiritualità è un modo di percepire la vita come qualcosa che va oltre la materia tangibile e che valorizza l’esperienza personale di questa percezione, mentre la religione è un insieme di credenze e riti che coinvolgono più individui in un’esperienza comune di ciò che viene considerato sacro, con una o più divinità. Entrambi i termini vengono spesso ed erroneamente trattati come sinonimi in quanto si dovrebbero riferire alla ricerca di contatto con una Sfera Superiore nella quale si tende a cercare comprensione della vita e dell’oltre-vita, accoglienza e supporto da parte della divinità. C’è però una differenza fondamentale che si caratterizza in quest’epoca tra questi due termini: mentre la spiritualità è qualcosa di innato che si sviluppa all’interno dell’individuo come percezione di una necessaria ricerca di contatto con la sfera divina e che non necessariamente passa attraverso un sistema codificato di regole e riti, la religione è un tipo di pratica esteriore e formale con specifiche squisitamente dogmatiche e pertanto non sondabili dall’individuo: sono quindi caratteristiche che prevedono unicamente l’accettazione di tali verità, né discutibili, né verificabili.  La spiritualità è il motore che spinge l’individuo ad una ricerca di consapevolezza e verità interiore, mentre la religione dovrebbe essere il supporto esterno alla ricerca di tali verità, attraverso pratiche volte non solo a mettere in contatto l’individuo con la sfera divina (interna ed esterna), ma anche a sviluppare una maggior comprensione attraverso il Mito. L’Ásatru è un tipo di fede etena ben diversa dalle religioni oggi più conosciute, in modo particolari da quelle monoteiste. Il termine “Etenismo”, deriva all’antico norreno heidhni anglicizzato in heithni ad indicare un movimento spirituale e religioso che rivivifica l’antico politeismo scandinavo che influenzò, sia nel Mito che nella storia, alcune tribù germaniche in modo particolare gli Angli e i Sassoni. L’Ásatru, istituzionalizzato tra il 1960 e il 1970, è una pratica spirituale e religiosa che significa Verità-Fedeltà agli Άsen, la principale stirpe divina del pantheon nordico-scandinavo, il cui Padre degli Dèi è Odino. L’Ásatru costituisce una tradizione neo-pagana autonoma di corrente “modernista” che trova un’importante radice nella spiritualità e filosofia di vita del mito nordico. Lo studio di tale Mito ci permette di comprendere come tale Religione sia ben lontana da quelle più conosciute e praticate.

Fondamentale per comprendere queste affermazioni è considerare un manoscritto del 14° secolo all’interno si trova il Uphaf allra frásagna (Inizio di tutte le narrazioni) dove si afferma che “inizio di tutte le narrazioni in lingua norrena, quelle che seguono verità, fu che i Tyrkir e gli uomini di Asἰἀ popolarono il Nord, ed occorre dire invero che la lingua che noi chiamiamo norrena giunse al Nord insieme con loro. Questa lingua si diffuse in Saxland (Sassonia), Danmörk (Danimarca), Svíthjödh (Svezia), Nóregr (Norvegia) e in parte di England (Inghilterra). Il capo di questo popolo era Ódhinn , figlio di Thórr; egli aveva molti figli. Molti uomini fanno risalire a Ódhinn la propria discendenza”. Questo elemento della discendenza dal Dìo è molto importante, soprattutto se unito alla seconda informazione che troviamo poco dopo: “Quelle terre che gli Uomini di Asἰἀ popolarono furono dette Godhölnd (terre degli Dèi) e la popolazione Godhthjódh (popolo divino)…..Ódhinn e i suoi figli erano assai saggi e conoscitori di magie, belli d’aspetto e pieni di vigore. Molti altri nella loro stirpe erano uomini notevoli  con varie perfezioni e gli uomini presero a sacrificare e a credere in alcuni di loro e li chiamarono loro Dèi.” Ma non è tutto. Snorri insiste, come afferma l’autorevole Gianna Chiesa Isnardi nel suo “Leggende e Miti vichinghi”, sull’importanza della discendenza della genealogia divina, non solo come un pretesto per nobilitare la stirpe (quella dei re e degli Jarl), ma come costante oscillazione di queste figure di protogenitori tra l’umano e il divino, con il fine non di abbassare gli Dèi al livello degli uomini, ma di innalzare quest’ultimi sul Piano degli Dèi. Attraverso l’insegnamento della vera religione mediante le sue pratiche e mediante i risvolti del Mito, gli Dèi giunti sulla Terra da una mitica patria lontana, insegnano agli uomini come giungere a loro attraverso l’anelito spirituale, attraverso l’applicazione quotidiana di una filosofia di vita che si trova nel mito nordico e attraverso l’applicazione della pratica magico-religiosa (e NON solo religiosa). Lo stesso Ódhinn non è più quel modello irraggiungibile di celeste perfezione (afferma l’Isnardi), ma un modello da seguire per gli uomini, Maestro e Mago di quelle supreme virtù che si trovano negli stessi uomini.

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L’Ásatru, fede-verità degli Dèì, è questo: un movimento eteno modernista che applica una specifica filosofia di vita nel quotidiano attraverso quella spinta spirituale che ci lega a questo modo di pensare e di essere e che attraverso riti magico-religiosi antichi e interpretati nel contesto attuale, richiama rafforza e vive l’antico legame con gli Dèi nordici che scesero in un tempo lontano per indicarci la strada e che tutt’oggi camminano nuovamente tra di noi.

                                                                                                   Úlfgaldr




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