19 settembre, 2021

Funerale vichingo

Negli anni 921-22 l’arabo Ibn Fadlan ricoprì l’incarico di segretario di un’ambasceria inviata dal Califfo di Bagdad ai Bulgari del medio Volga.

Circa una quinta parte della sua relazione di viaggio (il Risala) si riferisce ai Rus (nome dato agli avventurieri militari ed ai mercanti svedesi in Russia) incontrati nell’accampamento e posto di scambio, più tardi, città di Bulgar.

La sua descrizione di un funerale Rus e’ la parte più celebre del Risala.

“Avevo sentito dire che alla morte dei loro più eminenti personaggi facevano molte cose interessanti, la meno importante delle quali era la cremazione, ed ero interessato a saperne di più.

Finalmente mi fu detto che era morto un loro uomo importante.

Essi lo misero in una fossa e sopra vi misero una copertura per la durata di 10 giorni, mentre tagliavano e cucivano indumenti per lui. Se il defunto e’ povero fanno una barchetta, dove lo mettono a giacere prima di cremarlo.

….. quando morì l’uomo di cui ho parlato, alle sue schiave fu chiesto: “Chi morirà con lui?”. Una rispose “Io”.

Non appena la cosa viene detta diviene obbligatoria; non ci si può più sottrarre.

Allora fu affidata in custodia a due giovani donne che la sorvegliavano e la accompagnavano ovunque. Essa beve tutti i giorni e canta abbandonandosi al piacere.

….. quando arrivò il giorno in cui l’uomo doveva essere cremato e la ragazza con lui, io andai al fiume sul quale si trovava la sua nave. Vidi che avevano tirato la nave sulla riva, che avevano eretto dei pali di betulla ed altro legno che, attorno ad essa, era stata fatta una struttura di legno simile ai padiglioni delle grandi navi. Indi trascinarono la nave finché non fu su questa costruzione lignea.

… indi portarono un giaciglio e lo misero (l’uomo) sulla nave e lo coprirono con un materasso di broccato greco. Venne quindi una vecchia, che chiamano l’Angelo della Morte e dispone sul giaciglio gli addobbi di cui sopra. E’ lei che si incarica della confezione degli indumenti e di mettere a posto ogni cosa ed e’ lei ad uccidere la giovane schiava.

… misero il morto seduto sul materasso sostenendolo con cuscini. Portarono “nabid” (bevanda inebriante, forse birra) frutti e vegetali, pane, carne e cipolle che gli misero a lato.

Indi portarono un cane che tagliarono in due e lo misero sulla nave. Poi portarono le sue armi e gliele misero a fianco. Poi condussero due cavalli, li fecero correre finché non furono sudati, poi li tagliarono a pezzi con una spada e li misero sulla nave. In seguito uccisero un gallo e una gallina e li gettarono sopra. La giovane schiava che voleva essere uccisa andava qua e là, in ciascuna delle loro tende, e il padrone di ciascuna tenda aveva un rapporto sessuale con lei e diceva: “Dì al tuo signore che ho fatto questo per amore di lui”.

Il pomeriggio del venerdì condussero la giovane schiava verso una cosa che avevano fatto e che rassomigliava all’intelaiatura di una porta. Ella poggiò i piedi sulle palme degli uomini e questi la sollevarono per farla guardare al di sopra dell’intelaiatura. Disse qualche parola ed essi la rimisero giù.

Di nuovo tornarono a sollevarla ed ella torno a fare quello che aveva fatto; indi la riabbassarono. La sollevarono per la terza volta ed ella fece come le due volte precedenti.

Domandai all’interprete cosa avevano fatto. Mi rispose: “La prima volta che l’hanno sollevata ha detto: “Ecco vedo mio padre e mia madre”.

La seconda volta ha detto: “Vedo tutti i miei parenti morti che se ne stanno seduti”.

La terza volta ha detto: “Vedo il mio padrone seduto in Paradiso (Valhalla) e il Paradiso è bello e verde; con lui vi sono dei servi, uomini e ragazzi. Mi chiama. Portatemi da lui.”

….Poi il parente più prossimo venne e prese un pezzo di legno che accese a un fuoco……poi sopravvenne la gente con esche e altra legna da ardere e la inserì nella catasta di legna sotto la nave.

In Breve le fiamme avvolsero la legna, indi la nave, il padiglione, l’uomo e la donna ed ogni cosa sulla nave. Cominciò a soffiare un forte, terribile vento, così che le fiamme divennero più furiose e più intense.

Accanto a me vi era un Rus e io lo sentii parlare all’interprete che era presente. Chiesi all’interprete che cosa aveva detto. Rispose: “Dice: “Voi arabi siete folli”.

“Perché?” gli domandai?

Disse: “Prendete gli uomini che vi sono più cari e che onorate di più e li mettete nella terra dove li divorano gli insetti e i vermi. Noi lo bruciamo in un istante, di modo che entra subito in Paradiso”.

Poi si mise a ridere fragorosamente.

Quando gli domandai perché rideva disse: “Il suo signore per amor suo gli ha mandato il vento a portarlo via entro un’ora”.

Immagine acquisita dal web

Ed infatti non era ancora trascorsa un’ora e la nave, la legna, la giovane e il suo padrone non erano più che tizzoni e ceneri.

Poi, sul luogo, dove era stata la nave che avevano tratto fuori del fiume, elevarono qualcosa di simile ad una collinetta rotonda, nel mezzo della quale eressero un grande palo di legno di betulla, sul quale scrissero il nome dell’uomo ed il nome del re dei Rus e si allontanarono”.

Questo scritto è tratto da “I Vichinghi”

di Gwyn Jones

Newton Compton Editori




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