20 aprile, 2018

I Vanir

Nel mito della Völuspá, i Vanir compaiono con l’arrivo in Άsgardh di Gullveig, la quale cercò di sedurre gli Æsir con la magia.

Dotati anch’essi di grande potere, reagiscono provando ad ucciderla (per tre volte la arsero) senza successo. Questo portò ad uno scontro tra le due stirpi divine.

Nonostante ciò, lo scontro risultò alla pari, portando le due fazioni, in comune accordo, a stabilire la pace, proponendo uno scambio di ostaggi e come segno di riconciliazione, tutte le divinità sputarono in un recipiente, la fermentazione della saliva diede vita a Kvasir l’essere più saggio mai esistito.

Le peculiarità dei Vanir era il legame con l’elemento terra, la materialità, il raccolto, la sessualità e nella loro cultura erano permessi incesti, questo potrebbe alludere ad una società chiusa verso l’esterno, in un certo senso incapace di svilupparsi e migliorare.

Su un piano storico, prima dell’ultima glaciazione (10.000 a.C.) non vi sono, in Scandinavia, reperti archeologici sufficienti a dedurre l’esistenza di insediamenti umani.

Nel paleolitico superiore (13.500-11.000 a.C.) si espande la cultura di Amburgo (ceppo indoeuropeo) che, attraverso i ghiacci dell’ultima glaciazione, raggiunse le coste scandinave.

Questa popolazione nomade, viaggiò lontano verso Nord, lungo le coste Norvegesi durante i periodi estivi. La caccia alle renne era una loro base di sopravvivenza, l’utilizzo di utensili fabbricati con corna di questi animali era una loro particolarità.

Non solo per questi popoli era tradizione la caccia o l’allevamento delle renne.

La Scandinavia fu popolata, sempre durante la fine dell’ultima glaciazione (10.000 a.C.) anche da altri nomadi. Le tracce più antiche di insediamenti umani sono connesse con diverse culture (suomusjärvi e kunda).

L’antico insediamento mesolitico di “Pulli” è localizzato presso il fiume “Pärnu” (Estonia) e risale all’inizio del XIX millennio a.C., probabilmente gli abitanti di questo insediamento, attraverso il mar Baltico ghiacciato, arrivarono nell’attuale Finlandia.

Successivamente, con lo scorre del tempo, le società, oramai stanziate, Finni e Lapponi (ceppo ugro-finnico) che per tradizione sono allevatori di renne, abitano questi luoghi.

È possibile che queste due culture, che per prime camminarono sul suolo scandinavo, abbiano avuto un contatto?

Detto ciò, si possono notare alcune similitudini tra i Finni, denominati “Sami” e la stirpe divina dei Vanir.

Il popolo delle renne era devoto a madre natura, al tuono quindi le piogge, al mare e alla pesca (per i norreni Freyja, Freyr e Njorðr).

Nei poemi finnici “Vanha” è un termine usato spesso ed il suo significato è “Vecchio” (Vanha Väinämöinen-Vecchio Väinämöinen) che è l’eroe più celebre del poema finnico.

Come i contadini Norreni, che invocavano Freyr per chiedere in dono la pioggia, era usanza per i finnici invocare “Ukko” (tonante) una delle loro divinità, che per assonanza ricorda il nome di “Fricco” Freyr.

Un’altra forte analogia su un piano “magico-religioso” era la figura del “Noai’de” o “Noaidi” che avevano la facoltà di comunicare con gli spiriti, spesso utilizzando il tamburo.

Per celebrare questi particolari rituali, erano scelti suggestivi luoghi (appezzamenti di terreno con particolari pietre utilizzate come altari) strutture dissonanti dal resto del paesaggio, immerse nella natura, sacra per queste popolazioni.

Questi luoghi erano chiamati “sieidi” termine molto simile al norreno “seiðr” soprattutto analogo l’utilizzo di una “struttura” (seiðhjallr) per praticare questa magia.

I vichinghi ebbero diversi contatti con questi popoli, soprattutto di tipo commerciale, è possibile che entrambe le culture abbiano avuto reciproche influenze e possibili scontri che successivamente portarono ad una convivenza, quella pace che forse è narrata nei miti.

Di fatto, etimologicamente parlando “seiðr” ha più un’impronta indoeuropea (è connessa con l’antico indiano setu, “legare”), ma potrebbe essere anche un “mutamento” della parola “sieidi” ugro-finnica?

In ogni caso, la magia descritta nelle saghe nordiche, è frutto di uno scambio culturale tre gli Æsir e i Vanir, in quanto i racconti mitologici narrano di queste pratiche magiche successivamente allo scontro e alla riappacificazione delle due stirpi.

Nella saga degli Ynglingar (e anche in altre saghe) nel testo in norreno, la parola seiðr è generalmente associata a magia:

«Oðinn kunni þá iþrót, er mestr máttr fylgðy, ok framði sjálfr, er seiðr heitir»

«Odino possedeva l’arte, da cui scaturisce un grande potere e che egli stesso esercitava, che si chiama magia»

(traduzioni dal norreno all’italiano di Gianna Chiesa Isnardi).

Odino nella saga degli Ynglingar arriva, nel mondo scandinavo, già con un grande potere ” magico-sciamanico” , l’apprendimento del seiðr è forse grazie alla più grande virtù di Odino, la saggezza, in quanto ascolta Freyja e accoglie le loro usanze, probabilmente con lo scopo primario di unire le due culture, portando un più grande sviluppo.

Non dimentichiamo che nella saga degli Ynglingar, Freyja è una “sacerdotessa sacrificale” questi “sacerdoti” erano un gruppo di uomini e donne che erano vicini a Odino in tutta la sua saggezza e magia, ai quali insegnò loro le sue facoltà.

                                                                                                Davide Mutini

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