Il vichingo moderno: stereotipi e falsi miti

Reperti archeologici e scoperte storiche riguardanti le antiche popolazioni scandinave, stanno facendo emergere nuove informazioni decisamente differenti rispetto a quelle sino ad oggi conosciute.

Per fare un esempio, nell’immaginario comune, il guerriero vichingo è rappresentato con elmo dalle lunghe corna, in realtà questi elmi non venivano utilizzati in battaglia, ma come semplici copricapo per cerimonie o rituali (come testimoniato anche da molte rappresentazioni rupestri). Questi fraintendimenti accaddero e accadono, anche in ambiti meno scientifici: in molti si avvicinano al mondo vichingo attratti da ciò che traspare, il piú delle volte in modo fuorviante, da film e gruppi musicali.

In ambito musicale il mondo scandinavo è “invaso” dal diffusissimo “Black Metal”, un movimento culturale/musicale che assume spesso un’impronta satanica.  La risonanza di questi gruppi, divenuti molto celebri negli anni 80,  ha portato al verificarsi di vandalismo, suicidi e omicidi: tutte tematiche fortemente inneggiate nei brani musicali di questo genere. Inoltre, sempre seguando le direttive del movimento, molti si legarono a pratiche pagane che differivano molto da una visione tradizionale.

Vi furono addirittura casi in cui vennero bruciate chiese ed altri luoghi di culto antichi, distaccandosi cosí dal vero messaggio legato alla religione scandinava e mettendo in cattiva luce l’antica tradizione Nordica, da sempre, per di più, demonizzata da parte della Chiesa Cattolica.

Negli ultimi anni in ambito musicale le cose sono fortunatamente cambiate: alcune band di recente formazione hanno incentrato la loro arte sulla rievocazione storica, utilizzando strumenti antichi e riscoprendo poesie del passato scandinavo.

Non mancano, ad ogni modo, le distorsioni legate alla new age: alcuni gruppi musicali presentano aspetti “sciamanici”, inscenando durante i concerti dei veri e propri rituali, a volte fraintendibili come atti “diabolici”, che non fanno altro che alimentare la confusione di chi assiste (ad esempio riferimenti a sacrifici un tempo sacri, ma che vengono interpretati, per ignoranza, come legati al satanismo).

Anche nel mondo del cinema regna la confusione:  film “storici”, fantasy e serie tv, il più delle volte illustrano i popoli nordici come gretti guerrieri e grandi bevitore di birra, riducendo in modo molto semplicistico gli aspetti legati a queste popolazioni.

Tutto ciò ci distoglie dalla nostra crescita personale, condizionando la nostra evoluzione.

La nostra è una società dove l’approvazione e il giudizio di chi ci circonda la fanno da padrone e dove l’apparire e più importante dell’essere. Questo fa si che l’uomo smetta di riflettere e di ascoltare, iniziando a limitarsi:  “guarda ma non osserva attentamente, sente ma non ascolta davvero”. Il nostro compito dovrebbe essere quello di cogliere un messaggio, una informazione da quello che ci circonda e ci accade, riflettendo poi sul vero significato, senza assumere come verità assoluta ciò che ci viene proposto.

Solo in questo modo e confrontandosi tra “liberi pensatori” si potrà raggiungere una evoluzione fisica, mentale e spirituale, con umiltà e devozione. Ascoltando il proprio cuore possono nascere grandi idee, ma anche nuovi dubbi che ci inducono a scavare più a fondo, ritornando così al principio del ciclo di riflessione-confronto-crescita.

É cosi che si può attuare uno dei principi più importanti conosciuto delle antiche popolazioni Norrene: l’individualismo. La libertà mentale da pregiudizi, giudizi e banali preoccupazioni, la fiducia in se stessi e nel proprio coraggio, nella propria salute e nella propria forza; questi sono aspetti determinanti che hanno portato grande fama a molti vichinghi.

Della propria saggezza non deve l’uomo esser vanitoso.

Piuttosto (sia) vigile sull’animo.

Quando prudente e taciturno   arriva in una casa

Di rado ne viene danno a (chi è) cauto.

Poiché amico più fidato   mai l’uomo troverà

di un gran buon senso.

                                                                                             Hávamál VI

 

Davide Mutini




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