Essere o apparire

Bisogna prendere atto che i gruppi che praticano l’Etenismo, almeno in Italia, hanno ancora molta strada da fare per potersi porre realmente come guida a chi si avvicina a questo modo di vedere la vita e il mondo. Normalmente per potersi porre in tal modo occorrono due cose: la conoscenza della materia e una capacità di comunicare e condurre che non può essere scevra da un percorso fatto in primis su se stessi, un percorso che definirei… terapeutico.  Se ciò è vero per qualunque tipo di insegnamento che abbia una base educativa, è valido ancor di più per pratiche spirituali come l’Etenismo nelle sue varie frangie,che dovrebbe unire la spiritualità e la religione degli antichi nordici allo sviluppo personale, sulla base di valori individuali, famigliari e sociali. Ed è questa una caratteristica squisitamente Άsatru.

Assistiamo oggi ad un sempre crescente interesse per l’Etenismo, dove chi si avvicina cerca di approfondire sensazioni, richiami o semplici interessi personali. In questo caso dovranno essere  approcciate due strade: uno studio dei testi e libri a disposizione (definiamolo accademico) e una pratica concreta veicolata da coloro che oramai da anni seguono questo tipo di spiritualità, anche se non tutti i gruppi che si propongono hanno a che vedere realmente con la spiritualità nel senso più stretto del termine.

Venendo a chi si è strutturato negli anni attraverso associazioni e gruppi di pratica e che oggi si pone come insegnante, ne esistono di due tipi: coloro che hanno iniziato attraverso la pratica concreta, viaggiando spesso nei luoghi di origine e sperimentando direttamente sotto la guida di vecchi insegnanti che si sono presi l’onere e l’onore di custodire e tramandare i valori fondamentali e le pratiche antiche (almeno per il loro settore di competenza e per ciò che sono ancora accessibili) e chi al contrario si è avvicinato attraverso i libri, sempre più presenti sul mercato negli ultimi 30 anni. I primi sono spesso individui con già qualche anno sulle spalle (in genere tra i 50 e i 70), che hanno mosso i primi passi verso l’antica spiritualità nord europea in una condizione ben diversa da quella attuale: pochi testi specifici sull’argomento, mancanza di strutture associative di supporto, ecc… e soprattutto poca vanagloria personale. Io appartengo a questa categoria.

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Poi ci sono quelli che invece ci arrivano passando prima attraverso libri e studi. Ognuno, se Chiamato, giunge attraverso sentieri personali. La bontà del Percorso non è certamente compromessa per questa seconda categoria: ognuno arriva nei tempi e nei modi che gli sono più adatti, seguendo un Disegno voluto dagli Déi e dal Fato. Da un punto di vista di apprendimento, i primi non possono comunque prescindere dall’integrare la propria pratica con studi specifici (sarebbe certamente una grave pecca) mentre i secondi dovrebbero capire che una pratica specifica e non inventata di sana pianta adducendo competenze accademiche vere o presunte, può forse mettere al riparo da banali errori filologici, ma sicuramente non salvaguardia dalla stupidità di chi gonfio del proprio ego, commette sbagli ben più gravi sul piano dei valori spirituali. È questo uno dei grandi problemi che affliggono taluni gruppi e individui italiani che millantano competenze ultraterrene per poi inciampare stupidamente nelle proprie dinamiche umane e personali che si sono ben guardati dal sistemare forse perché troppo impegnati a tenere il naso sui libri.

Facciamo un esempio per rendere ancora più chiara la cosa: il termine Άsatrú è un neologismo che nasce dall’unione di parole in lingua norrena come Ása e trú, il cui significato più ricorrente è “fede negli Asi”. Ma a ben guardare nell’ Hávamál troviamo il termine “trúir” come “fiducia” e “trúa” come “credere”, mentre nel neologismo viene usata la parola “trú” che è evidentemente modificata. Interessante inoltre notare come in lingua inglese (che discende dal norreno) la parola “fiducia” viene tradotta con “thrust”, il termine “fede” con “faith”, mentre la “verità” viene tradotta con “truth”. Le evidenze sono chiare.

Come neologismo il termine Άsatrú può essere scritto anche senza accento finale, mentre scriverlo con l’accento invertito sull’ultima vocale potrebbe essere considerato un errore, benché il senso della cosa non cambia. Ci può stare, così come ci sta che la tastiera degli smartphone con termini diversi da quelli classicamente italici non è sempre usata soprattutto da chi non è dedito alla tecnologia o all’uso frequente del cellulare per scrivere o rispondere. Eppure, qualche purista e integralista eteno, si dà un gran daffare ad avviare la macchina del fango con l’intento di screditare questo o quello, al sol fine di tirare l’acqua al proprio mulino o perorare cause di bassa lega, per gonfiare il proprio ego o il proprio portafoglio. Nella peggiore delle ipotesi… entrambi.

Questi puristi eteni, che hanno più le sembianze nel loro integralismo e nel loro dogmatismo del dotto giudaico-cristiano, dottrina dalla quale evidentemente non si sono mai staccati in profondità, si aggrappano a banalità di questo genere quando a loro volta commettono errori filologici, storici e filosofici decisamente grossolani.

Vogliamo parlare di chi spaccia per Rune dei sigilli (che Rune non sono), composti da segni grafici di vario genere, e se va bene completati con una o più Rune?

Vogliamo parlare di chi fa il purista e poi si presenta con nomi neanche norreni e termini inglesi? (Valhalla Victory per citarne uno).

Oppure di chi si inventa simboli esoterici parlando di “familio” parola che etimologicamente deriva dall’Esperanto?

O che sulla base di ricerche fantascientifiche (è il caso di dirlo) asserisce di conoscere le radici stesse esoteriche dell’antico Nord ancor prima dell’arrivo degli Aesir (opss… ho scritto Aesir e non Æsir…) nella penisola scandinava intorno al 2500 a.C. quando i primi documenti scritti risalgono al 1000 d.C. con circa 3500 anni di salto temporale? Senza contare che le basi del Mito si riferiscono al dopo la fusione tra Asen e Vanen.

Oppure vogliamo parlare di chi equipara la stregoneria del nord allo sciamanesimo, contravvenendo persino alle più complete ricerche di antropologi del calibro di Mircea Eliade?

È questa la purezza e l’infallibilità di questi personaggi? Ne vogliamo parlare?

Un po’ più di umiltà, di lavoro sulle proprie dinamiche personali e interpersonali non farebbe male, anche perché se ci prendiamo il carico di trasmettere ad altri conoscenze e valori antichi, allora, ancor prima di pensare a formare altri, dovremmo pensare a formare noi stessi. Il giudizio becero indotto dal timore di essere screditati e di perdere il bel vestitino che ci si è ricamati addosso, lasciamolo ai monoteisti, altrimenti, al di là delle belle parole fatte, nella sostanza non ci sarebbe la differenza tra noi e loro. Nella vita contano solo i fatti.

Líttila sanda    líttila séva

Líttil ero geð guma,

því allir menn          urðot jafnspakir:

hálf er ǫld hvar

Piccole sabbie    piccoli mari

Piccoli sono gli animi degli uomini,

per questo tutti gli uomini         non vennero ugualmente saggi:

a metà è il mondo in ogni dove

                                                                                                Hávamál stanza 53

                                                                                                                                         Úlfgaldr

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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