Óðinn gli Jötnar e la ciclicità

Qual è l’essenza di un mito se non quella di raccontare una verità e una realtà che non possono essere dette a chiare lettere? Qual è l’essenza di un tale racconto allegorico se non quella di celare conoscenze non accessibili ai più? Nel corso della storia antica il racconto allegorico, l’indovinello, il labirinto sono sempre stati utilizzati come strumenti per celare e trasmettere conoscenze, ma anche come prove tra le quali districarsi. In questo il Mito Norreno con le varie Saghe non fa eccezione. Il sol fatto poi che la sua documentazione scritta risalga al 1200 a.C. attraverso la narrazione di eventi in parte tratti da avvenimenti realmente accaduti  integrati con episodi leggendari, dovrebbe far capire quanto non sia facile districarsi in mezzo a tutto ciò e quanto l’interpretazione soggettiva sia inevitabile. La volontà di narrare eventi reali e leggendari unendoli in un solo corpo sancisce due aspetti di grande importanza: il primo è che per la Tradizione Norrena sacro e secolare, così come mito ed evento storico, sono intercambiabili e quindi funzionali l’uno all’altro. E il secondo riguarda l’allegoria del racconto che, rispettando un sano princìpio esoterico, lascia al lettore la possibilità di districarsi nei meandri del racconto, dandogli così la possibilità di giungere al succo centrale o di fallire in tale aspettativa. Il libero arbitrio è fondamentale per chi anela a toccare le più alte vette della Conoscenza e della Consapevolezza. Senza questa Scelta, con i rischi che essa comporta, non è possibile pensare in termini evolutivi. Il Mito Norreno non ha UNA SOLA direzione e UNA SOLA interpretazione. Chi afferma il contrario, non solo compie una grave atto di ignoranza e presunzione (qualità ben poco divine), ma si pone sullo stesso piano delle religioni monoteiste; le uniche, a detta loro, a detenere la Verità.

Tornando al Mito Norreno dobbiamo poi tenere conto della traduzione linguistica. Il lessico, la forma frasale e la grammatica norrena sono diverse non solo dalla lingua italiana, ma anche da quella inglese, senza contare poi le molteplici frasi poetiche e metaforiche (kenningar) proprie della poesia scaldica e non infrequenti in quella eddica. A ciò si aggiunga quanto una qualsiasi traduzione che risente di più passaggi linguistici (esempio dal norreno all’inglese e da questo all’italiano), possa essere suscettibile di modifiche anche importanti. Ragion per cui preferisco attenermi alle traduzioni dirette dal norreno all’italiano, considerato che non mancano certo autori qualificati in tal senso.

Accettando che tale racconto abbia dei contenuti simbolici, come è ovvio che sia, ci viene riportato che all’origine esisteva il Ginnungagap, un Grande Vuoto con agli opposti due Regioni: Múspellsheimr e Niflheimr. Il vento che soffia da Muspell incontra il gelo di Niflheimr e da qui nascono le prime forme di vita tra le quali spicca la figura di Ymir, il Gigante Primigenio. Il termine Gigante sta ad indicare qualcosa di molto grande, di enorme. Qualcosa di così grande, in quanto forma delle origini, che non può essere contenuta da alcuno, ma che si può contenere solo in parte. Tutto l’universo conosciuto infatti è costruito con parti del Mormorio delle Origini (Ymir), Mormorio-Bisbiglio che darà origini al  Suono creatore: Óss, da cui Άss- Άsen, espressione che troviamo successivamente nella Runa Ansuz, Runa del Verbo Divino. Ymir è dunque la forma dell’origine, definito Gigante in quanto immenso nella sua stessa natura e creato dai due Princìpi opposti. Insieme ad Ymir appaiono altre figure simboliche che stanno all’origine dell’Universo stesso: la Vacca Sacra Auðhumla che, oltre a nutrire il Gigante Primordiale, permette la nascita di Buri. Da Buri nasce Bor il quale unendosi con Bestla figlia del Gigante Bǫlþorn, genera con lei tre figli: Óðinn, Vili e Vé. Tutti gli esseri che appaiono sin qui sono da intendersi come Forze Primeve (Giganti in quanto Forze immani che compartecipano in qualche modo alla creazione stessa), Forze contrapposte e complementari, necessarie all’evolversi della vita stessa.

Óðinn, che insieme ai due fratelli costituisce l’aspetto triadico del Dio inteso come manifestazione del Mormorio

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stesso che si fa Suono (vi veda la simbologia del numero 3 in tutte le culture), smembra il Gigante Primordiale e con il suo corpo crea l’Universo e la vita in esso contenuta. Nel sangue di Ymir affogano tutti i Giganti tranne Bergelmir che viene lasciato andare con la sua famiglia a bordo di un’imbarcazione. Da esso verrà generata la nuova stirpe dei Giganti che noi definiamo Jötnar. Questi Jötnar NON sono quelli generati da Ymir, pur contenendo elementi delle origini come del resto gli esseri che verranno generati tra gli Déi. Questi Jötnar prolificano in uno dei Mondi creati da Odino e sono funzionali alla ciclicità stessa evidenziata nel Mito Norreno. È pertanto da comprendere che esiste una distinzione tra i Giganti Primordiali così chiamati in funzione della loro essenza legata alla Creazione stessa (da qui la loro definizione “Gigante” come Grande Forza dell’Origine) e gli Jötnar che si esprimono sul piano materiale diventando le divinità Vanen prima che si unissero con gli Ásen, unione che, mi preme ricordare, viene sancita per creare degli equilibri e mantenerli per salvaguardare la vita stessa. La ciclicità è un elemento imprescindibile nella Tradizione Spirituale del Nord. Gli Déi sanno perfettamente che la pace e l’equilibrio stabilito non potrà durare in eterno. Fa parte della natura delle cose. Gli Jötnar, così come i Giganti all’origine, non possono essere distrutti, in quanto parte di un tutt’Uno. Questo è il motivo per cui Odino lascia andare Bergelmir mentre i Giganti Primordiali annegano nel sangue di Ymir. Odino sa che dal fuggitivo verrà creata uno nuova stirpe di Giganti (gli Jötnar appunto), in cui compito sarà quello di far crollare l’equilibrio stabilito. In ciò si ravvedono i continui tentativi da parte degli Jötnar di impossessarsi di ciò che rappresentano la pace e la fertilità e in definitiva, ciò che permette la vita stessa sulla Terra (il sole e la luna per esempio). In ultimo, tornando al Mito, mi preme evidenziare ancora una cosa. Odino sta all’origine della Creazione e come tale detiene la Conoscenza e il Potere sancito dal suo ruolo. Un Essere di tal fatta non ha certo bisogno di imparare da altri esseri, divini o umani che siano, nè ha bisogno di interpellare alcuna Indovina per conoscere il futuro, nè tantomeno compiere alcun sacrificio per acquisire Conoscenza e Potere. Odino, mediante la simbologia del mito, indica la strada agli uomini, indica il percorso da seguire a coloro che desiderano raggiungere Conoscenza, Consapevolezza e Potere.

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A coloro capaci di creare la vita e combattere per mantenere degli equilibri, fors’anche mediante il proprio sacrificio (l’azione sacra), ma insegna anche che all’ineluttabile non ci si può opporre benché esso verrà accettato non in forma passiva ma combattendo (Ragnarök da cui nascerà un nuovo ordine e una nuova vita). Non posso e non voglio eliminare la controparte perché consapevole della sua necessaria funzione, sia essa interna all’uomo (la lotta che si svolge dentro ognuno) o esterna. Ma ho fatto una Scelta e tale Scelta prevede di seguire il Sentiero di Ása-Ódhinn. A questo mondo esistono varie categorie di individui. Alcuni Scelgono grazie ad un Sentito profondo che li collega ad una Forza. Per costoro non ci sono dubbi, non ci sono ambiguità. Gli si può raccontare tutto ciò che si vuole per tentare di convincerli del contrario, ma nulla sortirà un effetto concreto se non quello di rafforzare il proprio Sentito. Ma non si può mistificare la realtà, né un Mito o un essere divino. Bisogna chiamare le cose con il loro nome. Mistificare vuol dire manipolare. E prima o poi le maschere cadranno e ciò che deve emergere emergerà. Così come le nuove terre al termine del Ragnarök.

                                                                                                                                                                       Úlfgaldr




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