Άsen, Vanen e Jötnar II parte

I tempi attuali sono oggettivamente tempi non facili, dove, sia nella quotidianità, intesa come aspetti  puramente materiali che nella spiritualità, intesa come ricerca e pratica di un sentito più elevato, è spesso difficile scindere l’errore fatto in buona fede, dalla stupidità e dalla mistificazione. Se la buona fede e la stupidità possono essere tollerate, in una certa misura, per ciò che riguarda la materialità, non possono invece essere accettate in ambito spirituale. Tantomeno se si tratta di mistificazione.

Fatta questa necessaria premessa, mi duole dover verificare che nel mondo eteno, esistono individui il cui compito, sembra essere soprattutto quello di distorcere volutamente degli eventi tradizionali che si rifanno al Mito Norreno. Il Mito, come più volte affermato, è una racconto investito di sacralità che narra delle origini del mondo, della sua evoluzione e delle creature viventi che in esso si esprimono. Come narrazione sacrale gli viene pertanto attribuito un significato magico-religioso e spirituale. Il mito è una parte fondamentale e indispensabile per comprendere la natura stessa delle cose e degli esseri.

L’antropologo polacco Bronislaw Malinowski dà al Mito questa interpretazione: “Studiato dal vivo, il mito non è una spiegazione che soddisfi un interesse scientifico, ma la resurrezione in forma di narrazione di una realtà primigenia, che viene raccontata per soddisfare profondi bisogni religiosi, esigenze morali, esso esprime, stimola e codifica la credenza; salvaguarda e rafforza la moralità; garantisce l’efficienza del rito e contiene regole pratiche per la condotta dell’uomo. Il mito è dunque un ingrediente vitale della civiltà umana; non favola inutile, ma forza attiva costruita nel tempo.“ In quanto racconto allegorico, va letto, interpretato e compreso non come una serie di eventi avvenuti strettamente in modo storico, ma con una chiave di lettura più ampia, con l’obiettivo di comprendere il messaggio che gli Antichi ci hanno trasmesso attraverso tale racconto.

Parlando di Mito Norreno, dobbiamo nuovamente addentrarci nella fase dello scontro tra Άsen e Vanen e successivi risvolti, perché così tanto caro a taluni mistificatori, il cui obiettivo, più che osservare la sostanza del mito, sembra essere quello di fare proseliti e infangare altrui persone o gruppi, insultando in modo infamante chi ritenuto pericoloso per le proprie “attività”. Ma si sa: la feccia è feccia, e qualunque azione verbale o fisica, anche la più meschina, la si ritiene lecita. La vera infamia è proprio quella della mistificazione e dell’aggressione sconsiderata che nulla porta se non a gonfiare il proprio ego (oltre che il proprio portafoglio). A parte il fatto che per essere credibili dopo tanto strombazzare sulla propria cultura accademica ed esoterica, sarebbe quantomeno necessario distinguere un singolare da un plurale, ma comunque…

Tornando al Mito, ciò che è di particolare interesse nello scontro tra Άsen e Vanen è la pace che viene stipulata. Tale

Immagine acquisita dal web

pace serve per organizzare e mantenere degli equilibri. I Vanen sono per loro natura legati agli Jötnar ed è credibile affermare che loro stessi, considerati come popolazione divina, siano Jötnar. L’arrivo degli Άsen, altra popolazione considerata divina nel Mito Norreno, genera lo scontro che tutti conosciamo e la successiva pace. E non il contrario, come viene sostenuto da taluni! Lo “scontro primo” avviene NON perchè taluni Άsen hanno un grande ego (affermazione che suona decisamente risibile considerato che si parla di Dèi e non di uomini), ma avviene come scontro di due culture completamente diverse tra loro. Cito l’autorevole C. Del Zotto nel suo Contesti magici. Seidhr e Seidkonur nelle saghe islandesi,: «Il mito della guerra tra Asi e Vani appare quindi funzionale a rappresentare una sovrapposizione tra culture diverse; dal racconto di Snorri il gruppo dei Vani emerge come un insieme di divinità venerate da una società agricola con pratiche ritenute in seguito vergognose e illecite, mentre i seguaci degli Asi sono espressione di un ceto guerriero e aristocratico. La guerra tra i due gruppi di déi rifletterebbe dunque lo scontro tra una cultura megalitico-matriarcale e l’altra emergente dell’ascia da combattimento e della ceramica a cordicella; un evento che si sarebbe verificato nella Scandinavia meridionale e nella cerchia nordica intorno al secondo millennio a.C.»

Stolta è dunque l’affermazione che la pace fu cercata da Odino per integrare pratiche esoteriche e che fu il grande ego di taluni a portare alla guerra… Si tenga inoltre in considerazione che nella radice stessa della parola “Άsen”, esiste l’idea del Soffio Vitale, da cui deriva la Runa Ansuz. Tale Soffio Vitale sta all’origine di ogni manifestazione di vita in qualunque religione. E inoltre sappiamo che fu proprio Odino insieme ai due fratelli, preposto alla Creazione. Quali “pratiche esoteriche” potevano mai mancare al Grande Padre preposto alla Creazione?

Immagine acquisita dal web

Nell’allegoria del mito, non bisogna inoltre confondere i Giganti dell’Origine, da cui Odino stesso in parte discende, dagli Jötnar che cercano costantemente di entrare in possesso di ciò che a loro non appartiene. A tal proposito si vedano i racconti del furto del Mjollnir, del ratto di Idhunn, del costante tentativo di impadronirsi di Freya, o del sole e della luna, solo per fare alcuni esempi. Il continuo rincorrere i due astri che donano la vita al nostro mondo, è un palese tentativo di distruzione che nulla ha a che vedere con la sacralità della Morte, ma è un processo di “anti-vita”. Questi continui tentativi sono ben spiegati  dall’autorevole G.C. Isnardi nella sua prefazione alla Snorra Edda: «I giganti rappresentano secondo E.Zolla, il mondo delle origini inteso come Morte e Fame (Jötunn, “gigante”, proviene dall’indoeuropeo ED– da cui anche il latino edere, “mangiare”, e l’anglosassone etan), mondo che quando riemerge ingoia e distrugge l’esistenza. Pare interessante notare che ginnungagap, il baratro degli abissi, che può anche indicare la bocca spalancata, è una parola composta la cui seconda parte (-gap) è formata dalla stessa radice del verbo gapa, “spalancare la bocca”. Nella descrizione del ragnarokkr, il “crepuscolo degli déi”, si dice che il lupo Fenrir procede gapanda munn, “con le fauci spalancate”, e ingoierà Ódhinn. E’ la riemersione della Fame che consuma ogni cosa. Ma i giganti rappresentano anche, a confronto degli déi, una pura materialità che perennemente aspira ad elevarsi a un cielo cui non può giungere: “… i giganti del ghiaccio e delle montagne scalerebbero il cielo se chiunque lo desideri potesse transitare su Bifrost” (1-15) (G.C. Isnardi, Snorra Edda, Ed. Rusconi, pp.31-32).

La pace viene proposta dagli Άsen e accettata dai Vanen (o meglio SOLO da una parte dei Vanen:

Immagine acquisita dal web

si veda Asen-Vanen-Jotnar I parte) unicamente per permettere al nostro mondo di mantenere quegli equilibri per continuare ad esistere. Molteplici sono i racconti che chiariscono questa necessità: il sacrificio di Tyr, il matrimonio di Odino con Skadhi, il tentativo di far ritornare Balder in vita, solo per citarne alcuni. Ma si pensi anche ai due lupi di Odino, Geri e Freki (ingordo-affamato-divoratore) che ricevono il cibo dalla tavola del Grande Padre, mentre Egli non abbisogna di alcun cibo, perché si nutre solo con vino e idromele (ci si riallacci all’analisi di Zolla precedentemente citata).

Insomma… possiamo metterla come vogliamo, ma rimane il fatto che gli Άsen hanno sempre cercato di mantenere degli equilibri utili al nostro mondo, al contrario degli Jötnar e dei loro accoliti.

Questi racconti sono innegabili e avvalorati da fior di studiosi che nulla hanno a che vedere con l’Etenismo e pertanto decisamente più credibili di chi ha invece evidenti interessi personali.

Anche sul tema di Gullveig ci sarebbe molto da dire. In questa sede è sufficiente citare il passo della Völuspá:

« Lei ricorda lo scontro primo nel mondo quando Gullveig; urtarono con le lance

e nelle sale di Hár le dettero fuoco: tre volte l’arsero, tre volte rinacque,

e altre tre volte, ma è ancora in vita!»

Tale figura, oltre ad essere un elemento secondario nel Mito in quanto appare sostanzialmente solo nella Profezia della Veggente, è chiaramente legata unicamente alle forze telluriche e poco si sposa con i Vanen integrati successivamente. Intorno a Gullveig sono sorte teorie di G.Dumézil, di V.Rydberg e di G. Turville-Petre. Che Gullveig sia una figura malvagia e negativa ben diversa dalla dea Freya, viene evidenziato anche nella Völuspá e significativa è l’ipotesi di Rydberg nella connessione tra il canto della Völuspá di Gullveig e due canti nella Völuspá hin skamma (trovata come ultima parte dell’Edda Poetica del Hyndluljóð), nei quali Loki trova il cuore di una donna nella cenere e lo mangia, rimanendo gravido come una femmina e dando poi alla luce le “donne-troll” (la parola flagð significa donna-troll, mostro femmina, gigantessa, strega). Se il cuore che Loki ha mangiato è quello di Gullveig, allora Gullveig potrebbe essere ancora viva (esattamente come cita la Völuspá che non dice nuovamente “rinacque” ma “è ancora in vita”…. ) tramite queste donne-troll, riferendosi ad esse come veggenti e streghe malevoli in generale.

Ognuno tragga le proprie conclusioni….

                                                                                                                                        Úlfgaldr

Immagine acquisita dal web





Post Correlati

Questo sito utilizza cookie tecnici, cookie per condivisione sui Social Network e cookie analitici anonimizzati. Cliccando su accetta acconsenti all'utilizzo dei Cookie Vedi la Privacy Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi