16 dicembre, 2017

Dèi e Giganti: un’interpretazione necessaria

Il Mito nordico è da sempre elemento di studio di appassionati e Praticanti. Attraverso esso è possibile recuperare elementi e Conoscenze di una certa importanza. A differenza della storia che viene spesso scritta dal vincitore, il Mito raramente viene alterato in quanto ritenuto più una favoletta di poca importanza. E’ invece necessario tenerlo in considerazione non solo come preziosa fonte di informazione, ma altresì come narrazione sacrale indispensabile per comprendere la natura stessa delle cose e degli esseri che popolano i Mondi e come contenitore di un significato spirituale e magico-religioso. La difficoltà che sorge, essendo esso la narrazione di una realtà primigenia, sta nell’interpretazione personale che lo studioso dà ad esso, interpretazione che non può non tenere conto delle peculiarità individuali: struttura, background e “cuore”, ma anche condizionamenti educativi, desideri, aspirazioni personali, ecc.. Maggiormente l’individuo avrà superato e rielaborato le proprie “menate” personali, maggiormente riuscirà ad avvicinarsi ad una valutazione oggettiva, senza peraltro averne la totale certezza perché l’affermazione di detenerla, indipendentemente dalla tipologia spirituale, è appannaggio solo di cialtroni e manipolatori che sempre antepongono i propri interessi personali ad un’onesta interpretazione. La Ricerca fa parte del Percorso dell’uomo ed è forse per tale motivo che, al di là delle difficoltà talvolta di traduzione linguistica o di collocazione di eventi in epoche remote o del dubbio di avere una corretta e completa trascrizione del documento, l’uomo si deve cimentare in una Cerca, compiendo un Percorso personale che va ben al di là dell’acquisizione delle nozioni di base. Quello che sappiamo con certezza parlando di mitologia norrena, è che gli Æsir erano una popolazione indoeuropea che giunse in Scandinavia intorno al 2000- 2500 a.C. e qui, dopo una lunga guerra con le popolazioni autoctone di stampo matriarcale dei Vanir già padroni di una loro cultura magico-religiosa, si fondono con quest’ultimi dando vita ad un unico pantheon sopra il quale spicca la figura riconosciuta di Odino. Sappiamo altresì che il Mito stesso e molti altri importanti documenti vengono redatti in epoche molto successive. Tra tutti questi la Snorra Edda, opera composta dall’islandese Snorri Sturluson intorno al 1220 d.C. L’Edda è la narrazione del Mito, che trova la sua rappresentazione umana nell’Ynglinga Saga. Non possono mancare altre importanti documenti quali la Völuspá (Profezia della Veggente) e l’Hávamál (Canzone dell’Eccelso), ma altresì diverse altre Saghe che descrivono momenti di vita dai quali è possibile trarre conoscenze e segreti rimasti sepolti per migliaia di anni. Qualcuno ha affermato che tali opere o racconti fossero stati influenzati dalla religione emergente del cristianesimo. L’ipotesi, pur rimanendo tale, potrebbe in parte essere vera, anche se non è dato da sapere quali opere o meglio, parti di opere, siano state omesse o trasformate forse per non incorrere nelle ire mortali della dottrina giudaico-cristiana e cattolica dominante. Di fronte a tale evenienza, tenendo in considerazione i circa 3000 anni che separano la nascita della Tradizione Norrena conosciuta e le prime stesure documentate, sarà quindi necessario non osservare i documenti a noi giunti con il solo occhio accademico, ma cercare di allargare la visione degli stessi per tentare il non facile compito di avvicinarsi il più possibile alle corrette informazioni che, voglio ripetermi, non possono essere scevre da un’interpretazione personale. Fatta questa lunga ma necessaria premessa vediamo di individuare alcuni elementi del Mito Norreno. Sinteticamente, sappiamo che l’Universo conosciuto si genera da un Grande Vuoto: il Ginnungagap, agli opposti del quale si trovano due Regioni: Múspellsheimr e Niflheimr. La prima asciutta e torrida presieduta dal Gigante Primordiale Surtr e la seconda oscura, nebbiosa e fredda. Il vento che soffia da Muspell incontra il gelo di Niflheimr e da qui nascono le prime forme di vita sulle quali spicca la figura di Ymir, il Gigante Primigenio che genera a sua volta altri Giganti. La Vacca Sacra Auðhumla, anch’essa nata all’origine, oltre a nutrire Ymir leccando le pietre gelate, permette la nascita di Buri, che risulta essere alto bello e forte. Da Buri nacque Bor il quale unendosi con Bestla figlia del Gigante Bolþorn, ebbe da lei tre figli: Óðinn, Vili e Vé. Óðinn insieme ai due fratelli, uccise il Gigante Primordiale e con il suo corpo, creò l’universo dei 9 Mondi (che poi in realtà sono 7 in quanto due sono pre-esistenti), dando vita a vari esseri tra cui i Nani e gli esseri umani originati da due tronchi di albero, un frassino e un olmo che giacevano senza vita sulle rive del mare. Nel sangue di Ymir affogano tutti i Giganti tranne Bergelmir che viene lasciato fuggire con la sua famiglia a bordo di un’imbarcazione. Da esso verrà generata la nuova stirpe dei Giganti. Ad una prima interpretazione si può osservare che pre-esistono due Forze base: il calore e il freddo e un grande vuoto che deve essere colmato affinchè la vita si possa esprimere. Il Mito non cita come queste due Forze si siano generate, ma uno studio specifico sulla Runa Hagalaz che è presente nel mio libro, dà un’interpretazione più che plausibile, che va ben al di là della semplice seppur importante interpretazione più conosciuta. Calore e Freddo sono pertanto le due Forze Primeve presupposti della Creazione. Da questo incontro vengono generate due ulteriori Forze: Giganti e Uomini Primevi che sono a loro volta dei Giganti ma che hanno particolarità differenti dagli Jötnar generati da Ymir. In questa prima fase assistiamo già ad una prima “collaborazione” che permette di creare i presupposti per la futura vita. L’unione successiva di Bor con Bestla permette di generare Odino, Vili e Vé, cioè coloro che appartengono ad entrambe le Forze Primeve. Essi avranno il compito dare il via alla Creazione uccidendo Ymir e facendo per così dire un “reset” necessario affinchè si possa iniziare un primo ciclo, lasciando nel contempo vivere l’unico elemento primordiale (Bergelmir) che permetterà la nascita di una nuova razza di Jötnar. In quanto princìpio fondamentale infatti, non è possibile eliminare completamente la controparte che ha e avrà un suo ruolo ben preciso nell’evoluzione del mondo. La ciclicità è un elemento basilare nella mentalità nordica. Essa è una componente costantemente presente in tutta la vita e gli Dèi sanno che ogni cosa ha un inizio e una fine, che a sua volta darà vita ad un nuovo inizio. Tale nodale concetto permea tutta la visione della vita sia nelle Divinità che negli uomini.

Immagine acquisita dal web

Per gli Dèi ora è arrivato il momento di scendere sulla Terra per insegnare agli uomini la “vera religione” come si dice nell’Ynglinga Saga, non attraverso un’accettazione passiva e fideistica della stessa, ma mediata da Pratiche magico-religiose, quindi attive, e grazie alle quali gli uomini stessi hanno la possibilità elevarsi verso il piano divino. Questo è almeno quello che si deduce dalla Saga sopracitata. Personalmente ritengo errata la concezione evemeristica che alcuni danno ai testi antichi, così come non concordo sul fatto che gli Dèi siano solo Archetipi. A questo proposito sono dell’avviso che Essi siano l’espressione concreta di tali Archetipi, espressione che si rende necessaria in origine al fine di insegnare agli uomini la Via da percorre nel contesto evolutivo. Continuando con la disamina del Mito, vediamo come in una prima fase esiste l’Era dell’Oro, chiamata anche Pace di Froði. Tale condizione giunge dopo che Άsen e Vanen stipulano un armistizio che prevede uno scambio di personalità con il compito di diventare capi e sacerdoti presso coloro che prima erano nemici. C’è da annotare una dato importante: la cultura dei Vanen è di origine divina, proprio come gli Άsen, e fondamentalmente legata alla Terra. Tale religione e Pratica, che viene integrata con quella degli Æsir, contempla dunque aspetti tellurici (Trolls, Dökkálfar e Jötnar). Non si potrebbe allora spiegare perché esiste il concetto dei Giganti come nemici giurati degli Dèi. Questo a mio avviso è uno dei punti fondamentali sul quale sembra che alcuni ci “navighino” con un certo piacere, giustificando spesso le scelte personali. Gli Jötnar (e non solo loro) appaiono talvolta come alleati, addirittura vengono contratti matrimoni come nel caso di Odino e Skaði. La stessa figura di Loki poi è decisamente controversa, in quanto appare talora sia come elemento di aiuto e appoggio agli Dèi, sia come elemento nefasto, al punto tale che proprio la sua azione di far uccidere Baldr dal fratello cieco Höðr, segna l’inizio del decadimento che porterà al Ragnarök. Lo stesso Loki è inoltre il padre di figure come Fenrir e Jörmungrandr-Miðgarðsormr, entità particolarmente attive nello Scontro Finale del Ragnarök. Per comprendere meglio tale dicotomia è necessario osservare l’evolversi della trama del Mito. Gli Jötnar infatti vengono riconosciuti dagli Æsir come elementi facenti parte del grande ciclo universale, proprio come vengono riconosciuti i Vanir legati loro stessi ai Giganti e alle altre entità telluriche. Gli Άsen integrano le Forze opposte al fine di mantenere un equilibrio ed una pace universale, ed è per questo motivo che nel Mito si possono riscontrare elementi di unione anche con i Giganti. Una modalità questa usata in qualche modo anche con la popolazione e le divinità dei Vanen. Deità di rilievo di questi come Freyr e Freya, compartecipano chiaramente alla logica di equilibrio mirata a mantenere una pace duratura. Ne è la prova che Yngvi, il proto-genitore dal quale discendono gli Ynglingar, altri non è che Freyr e che lo stesso, si legge, sia stato preso da Odino come figlio. Durante il Ragnarök, Freyr combatterà a fianco degli Æsir contro i Giganti e perderà la vita scontrandosi con Surtr dopo una dura lotta. Similmente Freya reagisce in modo alterato alla possibilità di essere ceduta dagli Dèi ad un Gigante che la richiedeva come premio insieme alla luna e alle stelle a fronte di una rapida costruzione del recinto del Paese degli Dèi. Non si direbbe proprio che due delle principali divinità dei Vanen siano così vicine ai Giganti, non almeno in questa fase. Con il passare del tempo, e prima che il tempo giunga, gli Jötnar si fanno più attivi, rispettando quel principìo universale che vuole che nessuna situazione sia definitiva ma prevede che ciclicamente entrambe le parti abbiano il loro dominio sul mondo. Gli Jötnar crescono a dismisura, gli equilibri si incrinano, le Scelte degli Dèi si affacciano sul mondo. Nulla dopo l’apparente morte di Baldr è recuperabile. Dèi e uomini si approssimano all’ultima Battaglia che deve portare il mondo a rigenerarsi, perché oramai questo ha raggiunto un livello di disarmonia e disequilibrio non più accettabili né controllabili. Le Forze degli Jötnar e dei loro alleati sono all’apice. Questo è ciò che sta avvenendo oggi nella nostra società. Se è plausibile considerare Giganti e i loro adepti umani indispensabili nell’evoluzione dei Mondi, è altrettanto necessario osservare l’evolversi dei tempi. Ogni cosa si trasforma e ciò che prima era elemento di equilibrio, oggi diventa elemento di distruzione. Ciò che prima era necessario integrare, oggi a causa dell’evolversi delle situazioni e del decadimento del mondo, diventa necessariamente nemico. E’ un concetto diverso dall’assolutismo di Bene e Male perorato dalle Religioni del Libro. Gli Jötnar non sono il Male assoluto. Ciò non toglie che la loro azione ora, come nel Mito, porta ad un punto di non ritorno, dove si rende necessario un Cambiamento epocale (il Ragnarök) al fine di poter ricreare un nuovo inizio.

“Affiorare lei vede ancora un volta la terra dal mare novellamente verde;

cadono le acque l’aquila le sorvola lei che dall’alto cattura i pesci.

S’adunano gli Asi nella piana di Idhi e del serpe stretto al mondo possente ragionano.

E si rammentano là di grandi imprese e delle antiche Rune di Fimbultyr.

Là in seguito meravigliose tavole d’oro si troveranno fra l’erba.

Erano quelle che avevano nei tempi antichi.

Non seminati produrranno i campi migliorerà ogni male Baldr tornerà.

Höðr e Baldr abiteranno la reggia di Hroptr felici dèi di battaglia.

E voi riuscite a seguire?

Ecco estrarrà Hœnir il ramo della sorte

e i figli abiteranno dei due fratelli il mondo del vento vasto

E voi riuscite a seguire?

Vede ergersi lei una corte del sole anche più bella coperta d’oro in Gimlé

là valorosi a schiere dimoreranno ed eternamente gioiranno felici.

Poi viene il potente al giudizio degli dèi forte di sopra che tutto divisa

E viene il drago di tenebra e vola serpe luccicante da sotto Nidhafjoll.

Nelle sue penne porta -sulla pianura vola- Nidhhoggr, corpi morti. Ora lei s’innabissa.

                                                                                                                                      Völuspá  59-66

Negli ultimi passi della Völuspá è possibile vedere come il vecchio ciclo giunga alla fine e contemporaneamente si riapra un nuovo inizio, senza però dimenticare che non esistono sconfitte definitive, perché ancora gli Jötnar, in quanto elementi fondamentali dell’universo, esistono ancora. In conclusione, se è accettabile in alcune fasi del primo ciclo che si creino patti ed alleanze con la Fazione opposta, non è invece più plausibile in un momento dove gli equilibri si sono spezzati e dove, volenti o nolenti, gli esseri umani sono chiamati ad una scelta. L’epoca nella quale viviamo è un chiaro segnale della perdita di equilibri e, volendo ragionare in termini di Mito, il Ragnarök è alle porte.

Immagine acquisita dal web

 

A fronte di ciò non mi è possibile accogliere scelte che parteggino per gli Jötnar e i loro alleati, umani o meno che siano. E non perché essi rappresentino il Male Assoluto, concetto inesistente della Tradizione Norrena, ma semplicemente perché avvalersi di certe energie oggi ha un peso e un valore differente. In definitiva, pur riconoscendo all’altra Fazione un’esistenza necessaria, non mi posso esimere dal comprendere che mentre il loro compito è portare distruzione, per quanto necessaria agli equilibri, il nostro è quello di creare la vita. Per questo mi onoro di far parte della Fazione degli Æsir e non di quella degli Jötnar. Ognuno svolge il proprio compito. Ma in definitiva, la disarmonia e il disequilibrio nel quale versa questo mondo oggi, è il risultato dell’espandersi di Forze, necessarie si, ma che hanno fatto il loro tempo. Ognuno scelga da che parte vuole stare.

Immagine acquisita dal web

Post Correlati